Cronaca
Vittoria, i fratelli Giuseppe e Fabio Nicosia saranno risarciti per ingiusta detenzione
Il ministero delle Finanze è stato condannato a pagare anche le spese legali
I fratelli Giuseppe e Fabio Nicosia, difesi dall’avvocato Vincenzo Ragazzi, saranno risarciti dallo Stato per «l’ingiusta detenzione domiciliare» patita a seguito dell’ordinanza di custodia cautelare domiciliare emessa dal gip presso il Tribunale di Catania il 21 settembre del 2017. Il ministero delle Finanze (l’indagine «Exit poll» fu condotta dal Gico della Gdf coordinato dalla Dda di Catania) dovrà pagare anche le spese legali.
Giuseppe Nicosia, ex sindaco di Vittoria, sarà risarcito per ingiusta detenzione pari a 12 giorni; il fratello Fabio per 22 giorni.
Era il 21 settembre del 2017 quando i finanzieri, con supporto di elicotteri, circondarono le case di Fabio e Giuseppe Nicosia a Scoglitti.
La commissione d’indagine nominata dalla Prefettura di Ragusa dopo il ballottaggio elettorale che elesse sindaco Giovanni Moscato, a conclusione del lungo esame d'indagine propose lo scioglimento del Comune per «voto di scambio politico‑mafioso» (il ministro dell’Interno era Marco Minniti, governo Paolo Gentiloni).
Lo scioglimento però venne firmato dal ministro Salvini che il 1° giugno del 2018 rilevò Matteo Minniti.
La vicenda giudiziaria si è sgonfiata dopo circa 20 udienze processuali. La sentenza di primo grado, emessa dal giudice Andrea Reale il 30 giugno 2023, ha assolto tutti gli imputati perché il «fatto non sussiste».
Nella sentenza, che ora riconosce «l’ingiusta detenzione», firmata dalla Corte d’Appello di Catania prima sezione penale, si ricostruiscono le tappe più significative della vicenda. La Corte, presieduta da Sebastiano Mignemi, riconosce a Giuseppe Nicosia il ruolo pubblico di ex sindaco «come paladino dell’antimafia».