Lo scontro
Quindici anni di sabbia e tensioni: il porto di Gela diventa un caso politico
Scintille tra Comune e Autorità portuale. Il sindaco: "ridateci i soldi", Tardino: “richieste vane e allarmismi” mentre il dragaggio resta un miraggio.
Scintille istituzionali attorno ai lavori mai realizzati sul porto di Gela. “Se si continua con l’inerzia, chiederò la restituzione dei soldi dei gelesi” – ha minacciato il sindaco Terenziano Di Stefano di fronte alla paradossale situazione del porto della città insabbiato da 15 anni i cui fondali non si riescono a dragare nonostante ci siano i fondi delle compensazioni di Eni.
“Richieste vane ed allarmismi strumentali” - risponde la presidente dell’ Autorità portuale della Sicilia occidentale Annalisa Tardino. L’antefatto: da mesi il Comune di Gela chiede e attende un confronto diretto con l’Autorità di Sistema Portuale della Sicilia occidentale sul futuro del porto rifugio, ma le richieste di incontro avanzate dal sindaco Terenziano Di Stefano, dall’assessore Peppe Di Cristina, dal tavolo permanente istituito al Comune e dal comitato pro‑porto non hanno trovato riscontro. Nel frattempo, la tensione istituzionale cresce, alimentata da un iter che continua a procedere con lentezza nonostante la recente autorizzazione della Capitaneria ai nuovi rilievi dei fondali, indispensabili per la caratterizzazione. Si fanno, si spendono soldi pubblici, poi scadono, si devono rifare e si ricomincia da dove si è lasciato. Come la tela di Penelope. In questo clima, la presidente dell’Autorità portuale, Annalisa Tardino, ha inviato una lunga comunicazione al sindaco, rivendicando il ruolo esclusivo dell’ente nella gestione del porto e contestando apertamente le posizioni espresse dal sindaco sulla restituzione delle somme.
Nella lettera, Tardino ricostruisce l’intera vicenda partendo da un dato che ritiene fondamentale: le criticità del porto, dall’insabbiamento alla mancata funzionalità, risalgono ad almeno quindici anni fa, mentre l’Autorità ha assunto la gestione dell’area solo nel maggio 2022, dopo la consegna formale da parte della Regione. Da quel momento, sostiene la presidente, l’ente ha avviato la programmazione degli interventi necessari per riportare il porto a condizioni operative, un passaggio che definisce imprescindibile prima di qualsiasi fase esecutiva. Tardino ricorda inoltre che nel dicembre 2024 è stato firmato un nuovo accordo attuativo, sottoscritto anche dal Comune, per il ripristino e il potenziamento del porto rifugio. “L’Autorità - afferma la presidente - ha già svolto tutte le attività preliminari di propria competenza in qualità di unico soggetto attuatore e beneficiario dell’intervento da 5,38 milioni di euro previsto dall’intesa, pur precisando che tale somma non è sufficiente a coprire l’intero dragaggio. Nonostante ciò, la presidente rivendica di avere già impiegato risorse economiche e professionali significative e di avere candidato il progetto su più linee di finanziamento, regionali, nazionali ed europee, a dimostrazione dell’attenzione riservata al porto di Gela.
Nel documento, Tardino sottolinea anche che il Comune e gli altri attori istituzionali, negli anni precedenti, non hanno dato seguito alle attività previste dall’accordo per il dragaggio del 2015, come riportato nelle premesse dell’intesa del 2024. Richiama poi la normativa nazionale che attribuisce all’Autorità portuale competenze esclusive sulla programmazione, progettazione ed esecuzione delle opere portuali, compresa la manutenzione dei fondali, competenze che la Regione Siciliana ha recentemente ribadito. Da qui la contestazione più netta: secondo la presidente, non si comprende a quale titolo il Comune possa chiedere la revoca dell’accordo con la Regione o la restituzione dei quattro milioni di euro delle compensazioni Eni, presentati pubblicamente come risorse “della città”. Tardino invita il sindaco ad astenersi da richieste che definisce “vane” e potenzialmente generatrici di “allarmismi strumentali”, ribadendo che i fondi sono destinati esclusivamente all’Autorità portuale e che l’obiettivo dell’ente è il miglioramento infrastrutturale e lo sviluppo economico dell’area portuale, con ricadute positive anche per Gela. Mai ricevuto disponibilità a un incontro – commenta il sindaco di Gela - nonostante le ripetute richieste ed è sorprendente che l’Autorità arrivi a sostenere che le compensazioni destinate al territorio non appartengano ai gelesi. Continuerò a rivolgermi a tutte le autorità competenti e, se nulla cambierà, il Comune potrà uscire dall’accordo e pretendere la restituzione dei quattro milioni. Risponderò formalmente alla comunicazione dell’Autorità portuale