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il fatto

Saline di Sicilia, Sosalt: «Sì, ma vogliamo essere protagonisti della riserva Unesco»

La protesta per l'esclusione dei salinai; la società chiede partecipazione, regole uniformi e tempi certi per valorizzare le saline

08 Maggio 2026, 16:44

16:51

Saline di Marsala foto lavinia D'Agostino

Non passa giorno che non venga rappresentata una obiezione, netta, non tanto verso il riconoscimento dell’area naturale protetta delle saline come “Riserva della Biosfera delle Saline di Sicilia”, ma semmai per come questo iter si è andato sviluppato. L’ultima delle lamentele arriva proprio da una delle maggiore aziende che opera nel settore, la Sosalt. A prendere carta e penna è il presidente di questa spa, il prof. Giacomo D’Alì Staiti. “Forse è il caso di sentire anche cosa ne pensano i salinai!” chiosa il presidente della Sosalt e dice di farlo anche a nome dei molti altri produttori. Il suo intervento lo fa precedere da una premessa: “Vediamo con favore la proposta di istituzione della “Riserva della Biosfera Saline di Sicilia” del programma Unesco, la prima in Sicilia, perché – aggiunge - l’iniziativa rappresenta un’opportunità concreta per valorizzare un territorio unico nel Mediterraneo e per riconoscere il ruolo centrale della salicoltura nella sua conservazione”.

Ma c’è un primo nodo: “Di questo processo abbiamo chiesto però fin dal primo momento di essere protagonisti e non spettatori”. Cronistoria: “Abbiamo infatti preso atto, senza condividerla, della decisione di istituire un Comitato Promotore a cui sono stati chiamati a partecipare, ci è stato detto per prassi consolidata, solo Enti pubblici. Eppure, in Sicilia, le saline sono storicamente e integralmente private. Il vecchio Monopolio statale sul sale non vi è mai stato attivo. I salinai — coloro sui quali l’iniziativa incide direttamente — sono stati collocati in una posizione di mera audizione. Solo in seguito a pressanti richieste è stato individuato un rappresentante di categoria, nominalmente ammesso alle riunioni del Comitato, ma convocato finora una sola volta… per la scelta del logo. È stato ora assicurato che alle prossime riunioni la partecipazione sarà sistematica. Attendiamo con fiducia”.

Questione perimetrazione. Anche qui rimostranze: “È stata fatta – prosegue D’Alì - senza il coinvolgimento dei produttori. Pur riconoscendo la correttezza con cui il dossier è stato illustrato in una recente “audizione”, permangono, (absit iniuria verbis) riserve sostanziali sulle scelte fatte. Adesso apprendiamo che si apre un tavolo per “mettere d’accordo tutti” (tra cui i preoccupati operatori del Porto di Trapani) meno che i salinai, sulla cui carne viva si innesta l’iniziativa. Ringrazio Sicindustria che, in quanto Associazione di Categoria a cui apparteniamo, ha ritenuto di coinvolgerci”.

Incoerente appare essere il fatto di parlare di riserva Unesco senza l’anima che la riempie: “La salicoltura non è in contrasto con la tutela ambientale: ne è, semmai, la condizione necessaria. Prima ancora di qualsiasi vincolo normativo, l’attività dei salinai protegge uno degli habitat costieri più delicati e ricchi di biodiversità del Mediterraneo, operando con criteri di sostenibilità ambientale, energetica, sociale ed economica. I vincoli esistenti sono dunque riconosciuti come strumenti di tutela anche del lavoro dei salinai, non solo del paesaggio, che anche noi riteniamo necessari, ma non devono essere oppressivi. È stato assicurato che il riconoscimento MAB non comporterà l’apposizione di ulteriori vincoli: questo è un presupposto imprescindibile. Il territorio delle saline è prezioso perché è vivo, perché è coltivato dall’uomo. La sua valorizzazione richiede apertura all’innovazione e sviluppo delle potenzialità ancora inespresse — in campo produttivo, turistico e di promozione territoriale — secondo una logica del “SÌ, MA…” costruttivo, nel quadro della sostenibilità, non dell’interdizione aprioristica. Si chiede inoltre che le istituzioni competenti (troppe!) garantiscano tempi di risposta adeguati alle esigenze operative: la burocrazia lenta e farraginosa è incompatibile con la gestione di un sistema produttivo vivo”.

Altra osservazione critica è dedicata ai regolamenti, troppo difformi in un ambito che è caratterizzato da uniformità: “È un’anomalia strutturale: l’area costiera che si estende da Trapani a Marsala, attraverso Paceco e Misiliscemi, costituisce un sistema omogeneo di area umida costiera, vocata alla produzione di sale marino e di prodotti agricoli che dei terreni salmastri si nutrono e dai terreni salini traggono le loro peculiarità. Gli oltre mille ettari di saline attive, i fondali bassi delle secche costiere e dello Stagnone di Marsala, l’habitat ideale per specie faunistiche e botaniche rare — alcune uniche al mondo — meritano una protezione uniforme. Non è accettabile che si applichino regole di tutela differenti a porzioni del medesimo territorio per il solo fatto di ricadere in perimetri amministrativi distinti. La confluenza delle due Riserve esistenti in un quadro gestionale unitario è il primo, essenziale obiettivo che auspichiamo, a valle del successo dell’iniziativa”.

Insomma la procedura non deve essere fermata ma deve essere meglio strutturata: “La Sosalt – conclude il prof. D’Alì - ribadisce il proprio sostegno e la disponibilità a contribuirvi con la sua esperienza ultrasecolare, nella convinzione che un riconoscimento internazionale di questo territorio possa generare valore duraturo, ma va costruito insieme a chi lo custodisce e lo fa vivere ogni giorno”.