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cultura

“Città accessibili a tuttə 2026”: alla Kore di Enna il confronto nazionale su accessibilità, ambiente di vita e inclusione

Orientarsi verso ambienti realmente inclusivi, “utopia possibile” per contrastare processi di degrado urbano favorendo benessere e inclusione

08 Maggio 2026, 21:55

“Città accessibili a tuttə 2026”: alla Kore di Enna il confronto nazionale su accessibilità, ambiente di vita e inclusione

All’Università Kore di Enna, il 6 maggio, si è tenuto il seminario tecnico-scientifico “Premio INU - Città accessibili a tuttə 2026 (Human habitat Design e progetto degli ambienti di vita)”, promosso dalla Fondazione habitat umano in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Urbanistica.

L’appuntamento ha segnato il lancio e l’approfondimento del nuovo bando INU 2026, con un’ospitalità scientifica e istituzionale di particolare rilievo da parte dell’Ateneo ennese.

I lavori, coordinati dal prof. Gianluca Burgio, ordinario di Progettazione Architettonica alla Kore, sono stati aperti dai saluti del prof. Francesco Castelli, direttore del Dipartimento di Ingegneria e Architettura, e dell’arch. Antonino Rizza, vicepresidente dell’Ordine degli Architetti P.P.C. della Provincia di Enna.

Nella sua prolusione, il prof. Burgio ha proposto una riflessione sul superamento di un impianto progettuale basato su standard universali a favore di una concezione centrata sull’unicitå del corpo e sulle differenti condizioni individuali di accessibilità, richiamando la necessità di oltrepassare modelli indistinti “validi per tutti” per orientarsi verso spazi realmente inclusivi.

Nel corso dell’incontro è stato illustrato il paradigma Human habitat Design (HhD), che interpreta il progetto dell’ambiente di vita non come semplice configurazione fisica, ma come sistema integrato di relazioni, servizi, salute, sicurezza e condizioni sociali.

“Non basta più curare la persona: occorre progettare il suo ambiente di vita, con particolare riguardo alle condizioni della persona fragile e della famiglia con disabilità”, ha affermato l’arch. Francesco Ferrara, presidente della Fondazione habitat umano.

È seguito l’intervento di Iginio Rossi, coordinatore della Community INU “Città Accessibili a tuttə”, che ha presentato il bando nazionale 2026 e ripercorso i risultati dell’edizione 2025, proponendo una lettura dell’accessibilità come “metamorfosi”: una trasformazione culturale e paradigmatica capace di interpretare la complessità contemporanea.

In collegamento da Napoli, il maestro dell’architettura italiana contemporanea Massimo Pica Ciamarra ha sottolineato come l’inclusione possa configurarsi quale “utopia possibile” per contrastare fenomeni di degrado urbano e dinamiche trasformative che troppo spesso producono esclusione anziché integrazione.

La prof.ssa Celestina Fazia, associata di Urbanistica alla Kore, ha illustrato esperienze di partecipazione e promozione dell’inclusione in ambito urbano, con casi concreti e attività progettuali rivolte a una nuova “offerta di città”.

L’architetta PhD Elisabetta Schiavone, membro di CERPA Italia ETS e tra i protagonisti della redazione delle nuove “Linee guida PEBA” della Regione Emilia-Romagna, ha richiamato l’urgenza di affrontare l’accessibilità anche attraverso le lenti del clima, del genere e della sicurezza, tanto urbana quanto domestica, in chiave inclusiva.

La chiusura è stata affidata al dott. Paolo Degiovanni e alla dott.ssa Romana Scandolari del MUSE – Museo delle Scienze di Trento (EDI: equità, diversità, inclusione), presentato dalla Fondazione habitat umano come best practice coerente con il paradigma HhD e come modello di “ecosistema” culturale, educativo e urbano ritenuto scalabile e replicabile in altri territori.

Nel dibattito conclusivo sono emerse nuove manifestazioni di interesse e possibili candidature di laureandi del Dipartimento di Ingegneria e Architettura della Kore, insieme alla prospettiva di futuri assi di ricerca interdisciplinare dedicati al progetto dell’ambiente di vita secondo il paradigma Human habitat Design.

L’iniziativa ha visto la partecipazione di professionisti, studiosi, amministratori, studenti e rappresentanti del terzo settore, confermando l’attenzione crescente verso modelli innovativi di progettazione inclusiva e la qualità degli ambienti di vita.