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L'anniversario

Sant’Egidio celebra 58 anni a Catania tra pace e accoglienza

L'arcivescovo Renna: «In ogni casa si pratichi giustizia e si custodisca il perdono». Abramo: «Abbiamo sempre accolto e creato spazi di speranza per tutti»

09 Maggio 2026, 17:42

Sant’Egidio celebra 58 anni a Catania tra pace e accoglienza

La comunità di Sant’Egidio ha celebrato i suoi 58 anni con una messa solenne a Catania. Al centro della celebrazione il tema evangelico dell’amore e della pace, oggi di nuovo in pericolo perché, come denuncia l’arcivescovo Luigi Renna, “ognuno vuole la propria pace e non la pace l’un l’altro”. Invece il comandamento di Cristo, come recita il Vangelo di Giovanni scelto per l’occasione, dice “amatevi gli uni gli altri”. Parole che invitano alla misericordia, all’amore reciproco in cui “non è importante chi prende l’iniziativa” nella consapevolezza che “il fratello che dà in realtà sta ricevendo”. Gesù - sottolinea Luigi Renna - ci chiede di amare come lui ci ha amato, dunque di “un amore speciale, senza secondi fini, un amore che sceglie gli ultimi”. E aggiunge che “non c’è amore più grande che dare la vita per i propri amici”, una misura immensa, ben più grande del fare l’elemosina. Amore - scandisce - è anche pace. È presenza, coraggio, ascolto, azione. Facciamo in modo, come ci insegnano Papa Francesco e Papa Leone, che ogni casa sia una casa della pace dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono. Alla Comunità di Sant’Egidio il riconoscimento di avere fatto nascere una sensibilità particolare, uno “stile di prossimità” e di avere ideato e portato avanti tanti progetti inclusivi per la comunità ecclesiale e sociale.

Parole riprese dal presidente Emiliano Abramo che ha ricordato come Catania sia una delle porte del Mediterraneo dove, negli anni, sono approdati migliaia di migranti fuggiti da guerre, fame, torture, povertà. Di qui la scelta di stare al loro fianco, e “di esserci, nei porti, nelle stazioni, nei quartieri popolari, accanto ai bambini vulnerabili, agli anziani soli, ai senza dimora”. La scelta di non dimenticare nessuno e di mettere i piccoli al centro. E questo significa accogliere, creare spazi di speranza soprattutto per i giovani, significa non rassegnarsi alla povertà, alla solitudine, al dolore dei migranti, ma anche combattere la corruzione dilagante che “sottrae risorse, opportunità, fiducia, che indebolisce i servizi, rallenta lo sviluppo, alimenta povertà e disuguaglianze”. Parole che risuonano forte alle orecchie dell’élite cittadina e regionale presente in Duomo in prima fila.

Poi, dopo la benedizione, i tantissimi presenti si spostano in arcivescovado per il rinfresco che si articola su due livelli, gli amici e gli assistiti in cortile e le autorità nel salone al primo piano dove è stato allestito un altro servizio.