La lettera
Stragi del '92, 33 cronisti scrivono a Mattarella e Colosimo: «Non solo mafia-appalti»
«Riteniamo sia un terribile errore limitare le indagini sulla morte dei due magistrati all'unica pista»
Noi giornalisti siciliani - che nel corso dell'ultimo mezzo secolo ci siamo occupati di mafia, di delitti e di stragi e di connessioni con la politica - alla vigilia degli anniversari della morte di Falcone e Borsellino, desideriamo sottoporre al Garante della Costituzione e degli italiani un comune intendimento.
E cioè quanto riteniamo sia un terribile errore limitare le indagini sulla morte dei due magistrati all'unica pista "mafia e appalti", tralasciando le altre e in particolare la cosiddetta "pista del terrorismo nero".
Eppure, è proprio questa la strada da tempo intrapresa dalla maggioranza in Commissione parlamentare Antimafia, in singolare affiatamento con il governo centrale e con la procura di Caltanissetta, procura appena "bocciata" in Cassazione per aver presentato ricorso contro la gip Graziella Luparello che nella sua ordinanza aveva disposto nuove indagini oltre il valico "mafia e appalti".
A 34 anni dalle vicende più drammatiche della storia italiana contemporanea, denunciamo una sorta di depistaggio politico, orchestrato dalla maggioranza in Commissione Antimafia, intorno alle figure di Falcone e Borsellino e dei loro uomini e donne di scorta.
Restringere caparbiamente, così come indicato dall'ex generale dei carabinieri Mario Mori, l'orizzonte investigativo nell'ambito del "mafia e appalti" rappresenta un vulnus procedurale, nonché miopia investigativa di una Commissione che, come ha evidenziato in un recente articolo il professor Giovanni Fiandaca, giurista esperto di questioni mafiose, avrebbe valicato i propri compiti istituzionali, assumendo un ruolo spettante all'attività giudiziaria.
Insomma, una pista talmente accreditata, da aver indotto il procuratore nisseno a ricorrere in Cassazione contro l'ordinanza del gip che invece lasciava aperte ipotesi convergenti su altre strade investigative, in particolare quella che conduce ai mandanti esterni e al neofascismo stragista.
Interessa capire perché e sulla base di quali risultanze i commissari della maggioranza abbiano sposato nella loro relazione le tesi investigative del procuratore nisseno De Luca. Perché anche loro abbiano considerata la pista "mafia e appalti" come qualcosa di più di una "concausa" delle stragi, probabile unica pista del prosieguo dell'inchiesta giudiziaria, escludendo tout court qualunque movente esterno.
Perché dunque solo "mafia e appalti"? Non si può ignorare che le vicende degli ultimi 60 anni di Palermo e della Sicilia - dall'espansione edilizia del capoluogo, alle grandi opere pubbliche (dal Petrolchimico di Gela voluto dall'Eni alla diga di Garcia) - raccontano una storia fatta di intrecci tra politica, mafia, imprenditoria e appalti. Una storia contrappuntata da morti ammazzati e corruttele diffuse, ma mai da stragi della portata di Capaci, Via D'Amelio, Roma, Milano e Firenze per non dire del fallito attentato allo stadio Olimpico di Roma.
Dunque, a quali appalti e dove, a quali opere si fa riferimento da giustificare un massacro di quelle proporzioni?
Ci aspettiamo dunque che la Commissione Antimafia ampli il campo delle indagini per evitare che l'impegno di decenni e il sacrificio della vita di uomini e donne dello Stato e dei due magistrati più amati dal Paese si areni nelle sabbie mobili dell'inconsistenza. E nel contempo chiediamo alle forze di opposizione in Commissione di redigere finalmente una relazione di minoranza per un'ulteriore spinta all'impegno investigativo.
L'eredità di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino non merita di finire nel cestino dei rifiuti della storia.
Le firme: