Attualità
Modica, il prof. Barone: "Anche la cultura ci potrà aiutare a rilanciare il centro storico"
Entra nel vivo il dibattito per salvare il salvabile di una delle zone più iconiche della città
Il professor Giuseppe Barone interviene con parole nette sul futuro del centro storico di Modica, indicando una direzione precisa e, a suo giudizio, non più rinviabile. «Se vogliamo fermare il declino e tornare a crescere, Modica deve dotarsi di strutture culturali vere e di un calendario continuo di eventi di alto profilo. Solo così potrà definirsi davvero una città d’arte», afferma, sottolineando come la trasformazione urbana degli ultimi vent’anni abbia cambiato radicalmente gli equilibri della città.
Barone invita a prendere atto di una realtà ormai consolidata: il polo commerciale della Sorda è pienamente attivo, i nuovi insediamenti abitativi si sono concentrati nella parte alta della città e i grandi discount hanno ridefinito abitudini e flussi. «Non possiamo illuderci che le lancette della storia tornino indietro. Modica Bassa e Modica Alta non si ripopoleranno da sole. Bisogna leggere con attenzione ciò che è accaduto e rimodulare servizi e sistemi produttivi sulla base della nuova configurazione urbana».
Tra le proposte che rilancia con forza c’è quella di riportare nel cuore della città le scuole superiori, recuperando e riqualificando gli edifici scolastici esistenti. «Studiare in centro è bello ed è utile. Può diventare uno slogan, ma soprattutto un progetto concreto per ricostruire nei giovani un senso di identità e di appartenenza alla Modica storica». Per Barone, la presenza quotidiana degli studenti sarebbe un motore sociale capace di rianimare vie, piazze e attività.
Ma il professore insiste sul fatto che questo non basterebbe. Serve una dimensione culturale continua, strutturata, riconoscibile. «Dobbiamo inventare un ecosistema culturale stabile, fatto di teatro, musica, mostre, convegni, visite guidate ai beni culturali. Modica deve diventare un attrattore permanente, come accade a Perugia, Spoleto o in molte città dell’Italia centrale che hanno saputo costruire un’identità culturale forte e produttiva».
Il quadro che Barone traccia della situazione attuale è severo. «Non abbiamo fatto nulla di tutto questo. Abbiamo qualche eccellenza, come il nostro glorioso teatro e un associazionismo vivace, ma manca un vero polo museale. La realtà museale è frammentata, impreparata, inattiva. Non esiste un centro servizi culturale, non c’è un calendario fisso di eventi, manca una programmazione seria di risorse e soprattutto manca una visione». A suo avviso, la città è ferma, prigioniera di una politica che si concentra su annunci, fotografie e polemiche, senza capacità di guardare oltre.
Barone vede nel Tavolo Tecnico avviato dal Comune un primo passo, ma non sufficiente. «È tempo di un laboratorio civico, aperto e creativo, in cui le migliori energie della città possano tornare a pensare insieme. Serve un pensiero collettivo, inclusivo, capace di immaginare il futuro e non solo di inseguire l’emergenza». Il suo appello è chiaro: Modica deve scegliere se restare immobile o se costruire finalmente un progetto culturale all’altezza della sua storia.