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traffico marittimo

Dallo Stretto di Hormuz alla Sicilia: le tensioni in Medio Oriente rilanciano i porti. Numeri da capogiro per le infrastrutture siciliane

Navi deviate attorno all'Africa e calo dei transiti attorno all'Africa, traffici e container in forte crescita

13 Maggio 2026, 08:21

08:30

Dallo Stretto di Hormuz alla Sicilia: le tensioni in Medio Oriente rilanciano i porti. Numeri da capogiro per le infrastrutture siciliane

Le tensioni in Medio Oriente hanno costretto la catena logistica mondiale ad una veloce riorganizzazione per garantire i rifornimenti e questo sta favorendo i porti italiani, soprattutto quelli siciliani. Lo dimostra l’ultimo Port Infografics di Assoporti e Srm, il centro studi di Napoli collegato a Intesa Sanpaolo.

Oggi ci sono 977 navi bloccate nello Stretto di Hormuz con a bordo merci per 23,7 miliardi di dollari. A febbraio da qui transitavano in media 128 navi al giorno, ma ad aprile solo 14; da Hormuz passava il 37% del petrolio e il 28% del Gpl mondiale. Di conseguenza, l’Arabia Saudita ha spostato il carico di greggio ai terminali sul Mar Rosso, l’Iraq lo invia su convogli di autocisterne in Siria.

Ma ciò non basta. La minaccia Houthi nel Mar Rosso ha indotto gli armatori già dal 2025 a raggiungere il Mediterraneo facendo il periplo dell’Africa, con +20 giorni di navigazione e maggiori costi di trasporto, noli e bunkeraggio. Così, mentre i transiti dal Canale di Suez sono calati del 48%, le navi rientrano da Gibilterra e si fermano in Italia per passare il carico su navi più piccole verso Sud.

Grazie a queste manovre, il trasporto merci via mare è cresciuto raggiungendo i 13 miliardi di tonnellate, il cui 74% è dato da rinfuse solide e liquide (fra cui petrolio e gas) e da 9 miliardi di tonnellate di commodity strategiche.

In pratica, gli operatori hanno spostato le consegne in altri scali dove hanno trovato spazi disponibili. E fra questi prevalgono i nostri porti.

Nel 2025 gli approdi italiani hanno superato i 510 milioni di tonnellate (+3,5%) e i container hanno fatto 13 milioni di Teu (+7,1%). La Sicilia è fra le regioni che hanno più beneficiato delle variazioni, confermandosi strategici per petrolio e gas: Augusta è terza in Italia per rinfuse liquide con 20,8 milioni di tonnellate e Milazzo quarta con 19,1 milioni. Ma Augusta, grazie al trasferimento del terminal da Catania, ha pure raddoppiato sulle merci, con 773mila tonnellate nei container (+91,6%) e Pozzallo è cresciuta del 10,8% con 2,1 milioni di tonnellate. Ma la vera novità è la new entry di Siracusa Santa Panagia in soccorso per i rifornimenti, con 12,4 milioni di tonnellate di rinfuse liquide. Un grande successo per l’Adsp della Sicilia orientale, col presidente Francesco Di Sarcina e il segretario generale Attilio Montalto. Sullo Stretto, Milazzo cresce del 9,2%, Messina Tremestieri dell’11,7%. In Sicilia occidentale vince l’intuizione dell’ex presidente Pasqualino Monti di trasferire lo scalo merci a Termini, dove alla crescita del 56,4% si sono aggiunte 73mila tonnellate in container, e sono cresciuti Porto Empedocle (+19%), Trapani (+32,7%) e Licata (+36,5%).

Per Alessandro Panaro, Head of Med&Energy di Srm, «i dati sui porti siciliani mostrano tendenze positive perché molto legati alle rotte di corto raggio, risentono poco del calo di Suez. Su petrolio e gas occorrerà vedere i primi mesi del 2026, quando avremo i nuovi numeri, per valutare le variazioni dovute alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente».