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Attualità

Ragusa e il rischio di perdere il cinema: la riflessione di Carmelo Arezzo

"La chiusura del Madison, se confermata, sarebbe un colpo durissimo per tutti gli appassionati"

17 Maggio 2026, 13:14

13:20

Ragusa e il rischio di perdere il cinema: la riflessione di Carmelo Arezzo

L'operatore culturale Carmelo Arezzo

La notizia apparsa sul sito del Madison di Ragusa — “alla luce del protrarsi dell’ordinanza di chiusura… è stata avviata la procedura di cessazione definitiva dell’attività” — ha scosso profondamente la comunità culturale iblea. Tra le voci più autorevoli che hanno scelto di intervenire c’è quella di Carmelo Arezzo, operatore culturale tra i più noti e stimati della città, che ha trasformato la sua riflessione in un vero atto d’amore verso il cinema e verso Ragusa.

Arezzo non parla solo da cinefilo, ma da testimone di una stagione in cui Ragusa poteva contare su una pluralità di sale: il Trionfale, il Marino, il La Licata, l’Ideal, il Duemila. Un’epoca in cui il cinema era un rito sociale, un luogo di formazione collettiva, un presidio culturale diffuso. Oggi, invece, la città rischia di ritrovarsi con un’unica sala attiva: il Lumière, guidato con passione e competenza da Giuseppe Gambina, ma inevitabilmente insufficiente — da solo — a sostenere la programmazione corrente, soprattutto in un momento in cui il cinema internazionale e quello italiano stanno tentando una risalita dopo anni di crisi.

Arezzo sottolinea un paradosso evidente: mentre il presidente della Repubblica Sergio Mattarella incontra il mondo del cinema e ribadisce il valore culturale della produzione cinematografica, l’area iblea rischia di perdere uno dei suoi spazi più importanti. Il Madison, infatti, non è mai stato soltanto una multisala: per posizione e dimensioni ha rappresentato un punto di riferimento per un pubblico proveniente da tutta la provincia.

La chiusura, se confermata, sarebbe un colpo durissimo. Non solo per gli appassionati, ma per chiunque creda che la crescita di un territorio passi anche dalla presenza di luoghi di cultura, di incontro, di confronto. Arezzo lo dice con chiarezza: “I cinefili siamo addolorati profondamente, ma chiunque ha a cuore la magia irripetibile del rito collettivo del film visto in una sala non può restare indifferente.”

Il nodo, però, non è solo emotivo. È anche logico e amministrativo. Per anni il Madison ha funzionato regolarmente, con successo e — si presume — nel pieno rispetto delle norme. Le autorizzazioni rilasciate hanno di fatto scoraggiato altri imprenditori dall’investire nel settore. E allora, si chiede Arezzo, come è possibile che un intervento di modernizzazione tecnologica e strutturale, anziché rafforzare la sala, abbia generato un’impasse così grave da portare alla chiusura?

La sua riflessione diventa così un appello: impedire che questa chiusura diventi irreversibile. Perché perdere una multisala da nove schermi significa perdere un pezzo di identità culturale, un presidio sociale, un luogo di comunità. Significa accettare un arretramento che Arezzo definisce senza mezzi termini “vergognoso”.

In un’epoca in cui, in Europa e nel mondo, le statistiche mostrano un ritorno del pubblico nelle sale, anche grazie alle nuove tecnologie e all’esperienza immersiva delle multisale, Ragusa rischia di muoversi in direzione opposta. E questo, conclude Arezzo, non può lasciarci in silenzio.