Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
18 maggio 2026 - Aggiornato alle 17:17
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

Società

Comiso, conclusa una delle feste dell'Addolorata più sentite di sempre

Numerosi i fedeli e i devoti che ieri hanno partecipato agli appuntamenti religiosi in onore della Vergine. C'era anche il vescovo La Placa

18 Maggio 2026, 09:59

10:01

Comiso, conclusa una delle feste dell'Addolorata più sentite di sempre

La svelata di quest'anno come sempre molto suggestiva

Ci sono tradizioni che non hanno bisogno di essere spiegate. Basta guardare gli occhi di chi aspetta, le famiglie affacciate ai balconi al passaggio della Madonna, le voci dei bambini che imparano l’Inno dagli stessi cori che, anno dopo anno, continuano a custodirne la memoria. E quando Maria Santissima Addolorata lascia la chiesa Madre e attraversa Piazza Fonte Diana, non è soltanto un’uscita. È un'emozione che ritorna, ogni anno, nelle stesse voci, negli stessi gesti, nella stessa fede condivisa.

La Festa esterna di Maria Ss. Addolorata, che si è svolta ieri, ha abbracciato Comiso con la sua luce e la sua devozione. Fin dal mattino, il suono delle campane e lo sparo di salve a cannone hanno annunciato la gioia della giornata, mentre il corpo bandistico “Kasmeneo” ha accompagnato con le sue marce sinfoniche le vie del centro storico. Le celebrazioni eucaristiche si sono susseguite con grande partecipazione, culminando nella solenne celebrazione del pomeriggio presieduta da mons. Giuseppe La Placa, vescovo di Ragusa, che ha ricordato il valore della fede come legame vivo tra generazioni. Il vescovo ha poi presenziato al canto dell’Inno e ha partecipato alla prima parte della processione. Nel pomeriggio, la città si è riempita di musica e colori con i Tamburi Imperiali di Comiso, che hanno sfilato tra le vie storiche accompagnando il corteo. Poi, l’atteso momento dell’uscita del venerato simulacro della Beata Vergine Addolorata: un trionfo di emozione e devozione, accolto da una moltitudine di fedeli e dal coro di voci bianche che ha intonato l’Inno scritto da monsignor Francesco Rimmaudo e musicato dal maestro Alfio Pulvirenti. Un istante sospeso, in cui il tempo sembra fermarsi e la città intera si ritrova sotto lo stesso sguardo, quello della Madre che consola e protegge.

Ma la magia era già iniziata il giorno prima, nella vigilia di sabato, quando Comiso ha vissuto uno dei momenti più intensi della tradizione: la “Pigghiata o Mantu”, il cammino silenzioso che attraversa la città portando con sé attesa, devozione e memoria. Il corteo con la reliquia della Beata Vergine, il prezioso manto, la raggiera, le stelle e la spada ha percorso le vie principali fino alla chiesa Madre, accompagnato dal suono festoso del corpo bandistico “Kasmeneo”. E poi, la “Svelata”: il simulacro settecentesco della Vergine Addolorata che si rivela tra una pioggia di petali di rose e il canto dell’Inno, mentre la folla esplode in un tripudio di commozione. Non è soltanto un rito. È il momento in cui un’intera comunità si ritrova, ancora una volta, davanti allo stesso sguardo. La serata si è chiusa con “Incanto: artisti sotto le stelle”, un evento di musica, luci e stupore che ha trasformato Piazza Fonte Diana in un palcoscenico di emozioni condivise.

La Festa di Maria Santissima Addolorata è, per Comiso, molto più di una ricorrenza religiosa: è un abbraccio collettivo, un segno di identità e di continuità. Ogni anno, la città rinnova la sua promessa di fede, tra le note delle bande, i petali che cadono lenti e le mani giunte di chi, da sempre, riconosce in Maria la propria Madre. Ieri in tarda serata, a conclusione di tutto, il rientro della processione a completare una giornata ricca di grandi emozioni.