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Attualità

Da Pozzallo notizie drammatiche: oltre ventimila migranti sarebbero pronti ad attraversare il Mediterraneo

L'ultimo sbarco della scorsa notte il primo di una serie di interventi che caratterizzeranno la stagione estiva

19 Maggio 2026, 00:34

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Sbarco Pozzallo, i naufraghi: «Ci siamo salvati aggrappandoci ai cadaveri»

Arrivano notizie che fanno tremare il Mediterraneo: migliaia di persone sarebbero pronte a partire, stipate nei campi di detenzione del Nord Africa, in attesa del mare giusto, del momento giusto, di un varco che li porti lontano da guerra, fame, violenza. E mentre l’Europa osserva, Pozzallo torna a essere frontiera viva, luogo di arrivi, di speranza e di fragilità.

L’ultimo sbarco lo racconta con una forza che supera i numeri. Nella notte, la Capitaneria di porto ha tratto in salvo 118 migranti, tra cui 55 uomini, 7 donne e 56 minori. Ragazzi giovanissimi, molti poco più che bambini, scesi dalla motovedetta infreddoliti, stanchi, ma vivi. Nessun caso sanitario rilevante, solo il freddo che ha morso la pelle durante due giorni di navigazione, come confermato dalla stessa Capitaneria.

Ad accoglierli sulla banchina, il personale sanitario dell’Asp di Ragusa, guidato dal dottor Angelo Gugliotta, e i medici dell’Usmaf, coordinati dal dottor Vincenzo Morello. Mani che si tendono, coperte che avvolgono, parole sussurrate in lingue diverse ma con lo stesso significato: “Sei al sicuro”.

Le nazionalità dichiarate raccontano un mondo in fuga: Egitto, Somalia, Bangladesh, Siria, Kuwait. Storie diverse, un’unica rotta. I migranti hanno riferito di essere partiti venerdì, due giorni di mare aperto, di paura, di attesa. Poi l’incontro con i militari italiani, e la fine — almeno per ora — di un incubo.

L’hotspot di Pozzallo, rimasto chiuso per settimane per assenza di arrivi, si riempie di nuovo. Le tende si riaprono, i volontari tornano a muoversi tra corridoi improvvisati, i registri si aggiornano. È un ritorno alla routine dell’emergenza, quella che non dovrebbe mai diventare normale e che invece, anno dopo anno, si ripresenta con la stessa intensità.

Ma ciò che arriva dalle coste africane è ancora più inquietante: oltre ventimila persone sarebbero pronte a salire su un barcone. Ventimila vite sospese, ventimila destini che potrebbero infrangersi o rinascere nel Mediterraneo. I lager in cui sono rinchiusi parlano di violenze, soprusi, fame. E quando il mare si fa calmo, quando il vento si placa, quando l’estate si avvicina, la fuga diventa l’unica possibilità.

Pozzallo, ancora una volta, diventa il primo respiro d’Europa.

Sulla banchina restano le immagini di questa notte: un bambino che stringe una coperta più grande di lui, una donna che guarda il mare come se volesse assicurarsi che non la richiami indietro, un ragazzo che sorride per la prima volta dopo giorni.

E resta una domanda che non smette di bruciare: quante altre vite attraverseranno questo mare prima che qualcosa cambi davvero?