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Il personaggio

Ha 25 anni e spiega su Instagram come lanciare in orbita i razzi. «Io li costruisco davvero, mbare»

Daniele Torrisi ha fatto del tipico intercalare etneo il suo marchio distintivo. Nella vita "vera" è un ingegnere aerospaziale

20 Maggio 2026, 06:59

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Ha 25 anni e spiega su Instagram come lanciare in orbita i razzi. «Io li costruisco davvero, mbare»

La passione per l’esplorazione spaziale raccontata con competenza. Ma con l’accento e le espressioni tipiche di un giovane catanese. A unire il linguaggio per definizione “alto” della Scienza a quello colloquiale tipico dei social è Daniele Torrisi, ingegnere catanese di 25 anni. Il nome del suo canale Instagram, creato da pochi mesi ma già seguito da 25mila persone, è già un programma: si chiama “Astro mbare”. Sì: esattamente come l’intercalare usato nella sua città natale. Tra i suoi video i calcoli, complessi, necessari per portare in orbita esseri umani e oggetti si sposano ad esempi fatti con oggetti di ogni giorno. C’è un video in cui si spiega che un razzo può sollevare “58.823 Sh 300 nero opaco senza bauletto”. In un altro si spiega come il Falcon Heavy di SpaceX possa facilmente lanciare in orbita ben “500 suocere”. Concetti che vengono spiegati così in modo che li capiscano tutti, dal giovanissimo alla persona in là con gli anni, come la ricorrente «nonna Santina».

Raccontaci un po’ di te

«Ho 25 anni, ho studiato al liceo scientifico Principe Umberto di Catania, poi per la laurea triennale ingegneria Aerospaziale a Torino e per la magistrale mi sono spostato in Olanda, alla Delft University of Technology. Oggi vivo ad Alicante, in Spagna, dove lavoro per una grande azienda aerospaziale, PLD Space. Stiamo progettando uno dei pochissimi razzi privati europei. Negli Stati Uniti il settore è più avanti di molti anni, ma anche qui avere accesso privato allo Spazio è importante da un punto di vista strategico e politico. Insomma: progetto razzi».

Di cosa ti occupi in particolare?

«Io faccio parte del “dipartimento propulsione” e mi occupo di progettare il sistema di alimentazione del razzo, quello che permette di restituire propellente pressurizzato ai motori, per semplificare, il carburante che dai serbatoi arriva al motore. Ma nello spazio la questione è davvero molto più complessa di così».

Quando hai deciso tempo di spiegare la scienza in questo modo?

«Con i miei amici e in famiglia lo faccio da sempre, perché quello che studio mi entusiasma un sacco e vorrei trasmetterlo. Quindi l’anno scorso per il canale ho deciso che se non uso le “parolone” del libro di fisica è più semplice. Mi viene abbastanza naturale».

Quindi si tratta di un personaggio o di te nella versione più “vera”?

«Beh, la scelta del linguaggio è molto consapevole. Anche perché ovunque vado porto il siciliano con me. Qui ad Alicante ci sono tantissimi colleghi, magari olandesi o francesi oltre agli spagnoli, che mi chiamano “mbare”».

Indovino un tuo sogno: andare nello spazio. O vuoi concentrarti a cescere come ingegnere?

«Devo dire che i due sogni non si cancellano l’uno con l’altro. Da ragazzino non ero un “nerd” super impallinato dei razzi, ma iniziando a studiarli e a vederli più da vicino ho deciso di riuscire a vedere in orbita un sistema a cui ho lavorato anche io. Andare nello spazio invece è un percorso ancora più difficle, ma ci sto lavorando».

Cioè? Quali passi ci sono per diventare astronauta?

«Non c’è una scuola per diventarlo. La via principale è dall’esercito, come per il mio mito Luca Parmitano, che era pilota dell’aeronautica militare. Poi gli altri requisiti di base sono una laurea in materie Stem, preparazione fisica la conoscenza di tante lingue. A me manca la certificazione da Sub, necessaria perchè gli addestramenti sono fatti sottacqua. Altri step utili, un brevetto da pilota, e un dottorato di ricerca, Sto lavorando a tutti questi altri passi, a partire dal brevetto come sub».

E la carriera da influencer potrebbe diventare l’unica attività?

«Non penso che potrei fare solo questo nella vita mi sentirei molto vuoto. Mi piace tantissimo la visibilità, perché molti ragazzi mi scrivonoe mi chiedono consigli. Ma a fare solo questo impazzirei. Mi toglie tanto tempo, poi: tra registrazione, editing e tutto il resto ci sono almeno cinque ore di lavoro a settimana. A cui si aggiunge tutto quello incalcolabile per raccogliere le idee sul tema e poi pensare e scrivere il video. Quello che mi fa piacere davvero è che molte persone a primo impatto potrebbero pensare che sono uno dei tanti che pur di fare visualizzazioni parla di temi di cui non sa nulla. Ma poi anche chi ha studiato questi temi apprezza».

Sei giovanissimo, hai le idee chiare. Ma in Sicilia torni mai?

«Torno spesso a Catania, tutta la mia famiglia del resto vive qui. In estate faccio due settimane di ferie a casa e torno almeno quattro volte all’anno».

E nonna Santina?

«Mi segue spesso e mi chiede “gioia ma chi sta facennu?”. Per questo è spesso nei miei video. Mi sono chiesto: come posso spiegare quello che faccio a lei? E se lo spiego alla classica nonna siciliana fuori dal contesto tecnologico, posso spiegare a tutti».