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Attualità

Guardie armate nei pronto soccorso in provincia di Ragusa, il comitato Art. 32: "Sono davvero la soluzione?"

Gugliotta: "Piuttosto occorre curare le cause della mancanza di efficienza organizzativa"

21 Maggio 2026, 00:32

00:40

Guardie armate nei pronto soccorso in provincia di Ragusa, il comitato Art. 32: "Sono davvero la soluzione?"

Il pronto soccorso di Vittoria

Sovraffollamento e attese interminabili stanno trasformando i Pronto soccorso italiani in potenziali polveriere, con episodi quotidiani di intolleranza, aggressioni e tensioni. Di fronte a questa emergenza, i vertici aziendali hanno scelto di rafforzare la sicurezza interna, incrementando la presenza di vigilanza armata. Ma è davvero la militarizzazione degli ospedali la risposta più adeguata?

«La realtà» – dice Rosario Gugliotta, presidente rete civica Articolo 32 – «è che l'attuale gestione costringe il personale sanitario a lavorare in condizioni totalmente incompatibili con lo svolgimento sereno delle proprie mansioni. I medici e gli infermieri, oltre a farsi carico della cura dei pazienti, si trovano a dover gestire un clima di costante ostilità. La gestione dell’accoglienza e dell’attesa in un’area così critica non si risolve con i muscoli o con le armi, ma va affrontata con competenza, professionalità e profonda umanità. Appare purtroppo evidente come i massimi vertici non abbiano una reale consapevolezza del disagio vissuto dai pazienti, in particolar modo da quelli più fragili. La soluzione non sta nel presidiare gli effetti del malfunzionamento, ma nel curare le cause dell’efficienza organizzativa. È necessario estendere e strutturare il modello di ‘presa in carico anticipata’, un sistema che permette di avviare il percorso clinico-assistenziale del paziente senza che questo debba attendere passivamente la prima visita del medico del Pronto Soccorso».

In diversi ospedali considerati virtuosi è già consolidata la buona pratica di “trasformare i tempi di attesa in tempi utili”: un approccio che consente di attivare subito gli esami strumentali necessari, indirizzare i casi specifici direttamente al reparto competente per la consulenza specialistica e ridurre in modo significativo i colli di bottiglia all’origine di frustrazione e rabbia.

«È possibile alleggerire gli affollamenti, ridimensionare le tensioni e rendere più umana e civile la permanenza in ospedale, riducendo al minimo la necessità di guardie armate. Come associazione, non ci limitiamo alla critica, ma offriamo soluzioni concrete. Siamo pronti a mettere a disposizione dei massimi vertici dell’ASP un dettagliato manuale operativo che contiene una sequenza chiara di istruzioni e procedure da adottare per la gestione dei casi meno complessi. Umanizzare i Pronto Soccorso si può. Curare l’organizzazione è l’unico modo per garantire il diritto alla salute dei cittadini e la sicurezza degli operatori, senza trasformare le corsie d’ospedale in zone di guerra».