il caso
La strage silenziosa: 700 mila morti all'anno per una guerra al fumo che l'Europa non ha ancora vinto
A Milano il vertice ECToH lancia l'allarme sui nuovi prodotti e sul fumo passivo: il nemico cambia forma e la battaglia si sposta nelle piazze e tra i giovanissimi
C'è un bollettino di guerra che si aggiorna ogni anno ma raramente fa abbastanza rumore: nell'Unione europea il consumo di tabacco continua a provocare quasi 700.000 decessi annuali. Un numero così enorme da sembrare astratto, e che invece, nella realtà, significa famiglie spezzate, diagnosi tardive e anni di vita brutalmente sottratti.
Su questo dato cardine si è concentrata la 10ª European Conference on Tobacco or Health (ECToH), che a Milano ha trasformato la città nel quartier generale europeo per il controllo del tabacco e la tutela della salute pubblica.
Per troppo tempo la dipendenza da fumo è stata raccontata come un vizio in estinzione, un retaggio del Novecento. I dati smentiscono con nettezza questa narrazione: la Commissione europea ricorda che il tabacco è ancora oggi il principale rischio sanitario evitabile nell'UE, in grado di condurre alla morte prematura un fumatore su due, con una perdita media di 14 anni di vita.
Su scala globale, la Organizzazione mondiale della sanità stima oltre 7 milioni di morti l'anno, segno di un'epidemia che non arretra malgrado campagne informative, divieti e tassazione.
L'Italia rimane particolarmente esposta: tra 70.000 e oltre 93.000 persone muoiono ogni anno per cause attribuibili al tabacco, mentre il 24% degli adulti è ancora legato alla sigaretta.
Intanto il nemico ha cambiato divisa. Accanto ai prodotti combusti, le multinazionali di “Big Tobacco” hanno aperto un nuovo fronte per intercettare i più giovani, puntando su sigarette elettroniche, tabacco riscaldato e dispositivi monouso con aromi studiati ad hoc.
Gli organizzatori dell'ECToH denunciano questa offensiva comunicativa: l'industria prospetta un “futuro senza fumo”, ma continua ad alimentare la dipendenza da nicotina, presentando strumenti dannosi come se fossero alternative innocue.
La penetrazione di questa strategia è misurabile: nel 2024 il 30,2% degli adolescenti italiani ha utilizzato almeno uno di questi prodotti, con un crescente “policonsumo” che rende la dipendenza più profonda e complessa da trattare.
Come in ogni conflitto, anche i non coinvolti in prima linea pagano un tributo pesantissimo. Il fumo passivo resta una ferita collettiva: nel mondo provoca circa 1,6 milioni di morti premature all'anno, favorendo tumori polmonari e patologie cardiovascolari. In Italia si registrano migliaia di decessi per esposizione involontaria, tra cui oltre 500 per carcinoma del polmone e più di 2.000 per malattie ischemiche.
È evidente, dunque, che non si può più derubricare il fumo a semplice “scelta personale”: è un problema che incide sullo spazio condiviso e sulla salute di tutti.
Su questo terreno Milano si è proposta come laboratorio urbano. Dal 1° gennaio 2025 il capoluogo lombardo ha vietato il fumo in tutte le aree pubbliche all'aperto, consentendolo solo a distanza di almeno 10 metri dalle altre persone, con l'obiettivo di tutelare i cittadini e ridurre le polveri sottili.
Il congresso ECToH si muove precisamente lungo questo tracciato: creare “Nicotine-Free Spaces”, liberando scuole, strade e mezzi di trasporto anche dai nuovi aerosol invisibili, per trasformare le città in ecosistemi di salute.
È la nuova linea del fronte tra libertà individuale e diritto collettivo a non respirare sostanze tossiche.
C'è, infine, un messaggio di speranza: smettere con la nicotina produce benefici immediati, con pressione arteriosa e frequenza cardiaca che si riducono già dopo 20 minuti e con i polmoni che iniziano a ripulirsi entro 24 ore.