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la storia

Il segreto sismico di Cheope: perché le piramidi di Giza non possono crollare

Non è solo questione di peso. Un nuovo studio svela come la Grande Piramide inganna le onde sismiche da 4.600 anni grazie a una frequenza perfetta

21 Maggio 2026, 18:12

18:20

Il segreto sismico di Cheope: perché le piramidi di Giza non possono crollare

Il 7 agosto 1847, la terra in Egitto tremò con una violenza devastante: a Fayum, a circa 100 chilometri dal Cairo, crollarono migliaia di case e moschee, provocando centinaia di vittime e feriti. Eppure, mentre le città mostravano la loro drammatica fragilità, sull'altopiano di Giza la Grande Piramide di Cheope rimase in piedi e salda nella sua struttura, perdendo al massimo qualche pietra di rivestimento.

Questo evento, stimato oggi con una magnitudo di 6,8, rappresenta un test storico inconfutabile che dimostra l'eccezionale resistenza sismica di un monumento eretto 4.600 anni fa. Per lungo tempo si è creduto che l'unica difesa di questa meraviglia del mondo antico risiedesse nella sua immensa mole: un colosso originariamente alto 146,6 metri e composto da circa 2,3 milioni di blocchi di pietra.

Ma la realtà è molto più affascinante. Un recente studio pubblicato su Scientific Reports ha portato la scienza dentro le viscere della piramide, misurando le vibrazioni naturali in una trentina di punti tra camere e corridoi. I risultati hanno svelato che l'edificio possiede una straordinaria omogeneità strutturale, comportandosi non come un ammasso di pietre sovrapposte, ma come un corpo unico e rigidamente integrato con una frequenza naturale di circa 2,3 hertz.

È qui che si nasconde il vero scudo antisismico del faraone. Durante un terremoto, se la frequenza del terreno coincide con quella di un edificio, si innesca la risonanza, un fenomeno che amplifica a dismisura l'energia sismica portando al collasso. Nel caso della piramide di Cheope, il suolo roccioso circostante vibra a circa 0,6 hertz: una frequenza così distante da quella della piramide (2,3 hertz) da scongiurare il rischio di un'amplificazione distruttiva.

Il trionfo ingegneristico di Khufu si basa su un sistema complesso di scelte costruttive. In primo luogo, la geometria perfetta concentra la massa verso il basso, abbassando il baricentro e rendendo la struttura quasi invulnerabile agli spostamenti laterali.

In secondo luogo, la presenza di innumerevoli giunti tra i blocchi permette di dissipare parte dell'energia sismica, evitando che si trasmetta in modo violento. A questo si aggiunge la genialità del sito prescelto: l'area poggia su un solido banco di calcari ben cementati, una piattaforma geologica compatta che impedisce alle onde sismiche di amplificarsi, come avverrebbe su terreni più soffici.

Oggi, mentre l'ingegneria moderna costruisce grattacieli flessibili capaci di piegarsi per assecondare i terremoti, la Grande Piramide ci ricorda che la resilienza può nascere anche da principi opposti. La sua impressionante rigidità, unita a un controllo esecutivo formidabile dei vuoti e dei pesi interni, ci mostra un monumento che non subisce passivamente la gravità, ma la domina. Forse gli architetti egizi non l'hanno progettata "contro i terremoti" nel senso moderno del termine, ma possedevano una tale consapevolezza empirica della stabilità logistica e statica da consegnarci un'opera letteralmente capace di sfidare il respiro della Terra.