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il vice presidente della camera

Altri 100 anni a una voce che ha nel dna indipendenza e libertà

28 Maggio 2026, 00:00

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Altri 100 anni a una voce che ha nel dna indipendenza e libertà

Di solito chi festeggia il compleanno lo fa col sorriso, circondato da parenti e amici che cantano le canzoncine che tutti sappiamo. Leggere l'editoriale di Salvatore Palella un anno dopo aver rilevato, con coraggio dato il momento di crisi attraversato dall'editoria e altrettanto sconfinato amore per la sua terra di origine, consegna invece un'immagine triste. Perché è una amarezza che non deriva da una scommessa persa o compromessa (al contrario, visti i risultati), quanto dalla delusione per ciò che lo ha in parte accompagnato in questa avventura. Le parole "sudditanza", "appartenenza" o peggio "isolamento" sono antitetiche rispetto alla libertà che costituisce geneticamente il carattere di un giornale. E se queste parole vengono accostate a chi è investito di incarichi di potere o abita, temporaneamente, i "palazzi", allora la faccenda diventa terribilmente grave e seria.

La nostra Sicilia è terra dove le allusioni sono anticamera di comportamenti che rimandano a una società disonorata e disonorevole. Per capirci: comportamenti indegni per chiunque indossa l'abito istituzionale.

In questo anno non ho ricevuto alcun trattamento di favore nei resoconti o negli editoriali de "La Sicilia". È anzi capitato, non di rado, di non condividerli. È successo di trovarmi in parziale o in totale disaccordo. Ma è la stampa, bellezza! Non ho mai, ovviamente, chiamato l'Editore o il Direttore per lamentarmene. Aver lavorato per oltre 30 anni nei giornali, vissuto gli attacchi alla libertà di stampa, mi hanno insegnato un rispetto sacro nei confronti di chi, anche in maniera ruvida, muove critiche. Se poi queste critiche scadono nella diffamazione o nella calunnia ho querelato e denunciato colleghi giornalisti (non de "La Sicilia"!) incassando poi ciò che mi era dovuto come risarcimento per i danni provocati in mancanza di rettifiche e scuse. Ma l'editoriale di Palella parla d'altro, racconta di "pressioni", altra parola in uso nel vocabolario degli indegni. E allora, con il sorriso, vorrei augurare a Palella e alla redazione de "La Sicilia" cento di questi anni. L'amore per la nostra isola spero sia all'altezza di quella autorevolezza che lui invoca essendo umile nell'ascolto dei territori e determinato nel raggiungimento dei risultati. Chi vivrà, vedrà. E se lungo questo cammino dovrò leggere cronache non allineate o commenti puntuti, più che alzare il telefono sarà il caso di rispondere o interrogarsi se c'è qualcosa da modificare o riconoscere degli errori evitando quel senso di onnipotenza proprio dei mediocri. Di sicuro, "La Sicilia" non modificherà il suo dna: continuate a essere la voce libera e indipendente che siete. Con un grande abbraccio al piccolo Benjamin che nelle origini del nome ha iscritto il carattere di un giornale: forza, potere e benedizione.

*Vice presidente della Camera