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archeologia

All'Orto Fontanelle ritrovata la prima statuetta di Acheloo, il dio del fiume Gela

Un nuovo, prezioso rinvenimento durante un cantiere del Pnrr a distanza di pochi giorni dalla scoperta del tesoretto di 71 monete votive

29 Maggio 2026, 13:53

14:00

All'Orto Fontanelle ritrovata la prima statuetta di Acheloo, il dio del fiume Gela

Il sito archeologico di Orto Fontanelle a Gela a distanza di pochi giorni dalla scoperta del tesoretto di 71 monete votive delle zecche di Agrigento, Siracusa e Gela, continua a rivelarsi un prezioso scrigno di gioielli archeologici. Nel penultimo giorno della campagna di scavo nel cantiere del Comune per realizzare il Palazzo della cultura, all’interno di due nuovi vani del quartiere greco portati alla luce alcuni giorni prima, l’archeologo Gianluca Calà ha scoperto una statuetta fittile che rappresenta un unicum.

E’ la prima statuetta ritrovata a Gela che riguarda il dio del fiume della città greca. Si tratta di Acheloo, uno dei mille fiumi figli di Oceano e Teti. Tra tutti era il più potente, era capace di metamorfosi e spesso veniva raffigurato come un toro androprosopo cioè con il corpo taurino e il volto umano. Anche le monete della zecca della colonia greca di Gela portavano la raffigurazione del toro dal volto umano come omaggio al fiume omonimo alla città.

Nelle monete gelesi, i tetradrammi del V secolo a.C., quel toro Acheloo è, quindi, ampiamente attestato, è il simbolo della città di Gela ma anche di molte altre città siceliote dove si onorava una divinità fluviale. Ma non è mai stata trovata una statuetta. Fino a ieri. Quella affiorata ad Orto Fontanelle è la prima.

Il dio del fiume Gela è rappresentato con la barba e con un solo corno in testa. Il mito cui la statuetta fa riferimento è quello più celebre: la lotta con Eracle per contendersi la mano di Deianira. Durante quella lotta il dio Acheloo si trasformò in serpente, in toro e uomo con testa taurina. Fu sconfitto da Eracle che gli strappò un corno. Quel corno, restituito in cambio del corno della capra Amaltea, divenne la cornucopia, simbolo di abbondanza.

Un mito a cui la polis di Gela che sorgeva sul fiume legò la sua storia trasferendola nelle monete. Ora c’è la statuetta trovata in un’area sacra (ad Orto Fontanelle sono già emersi due sacelli) che lascia pensare che proprio in quel sito sorgeva il tempio del dio del fiume Gela. Un fiume che scorreva poco distante. Come in altri luoghi del mondo greco al dio del fiume ci si votava ogni volta che si doveva realizzare una fontana o qualcosa di legato all’acqua e alla fertilità dei campi.

Il sito archeologico di Orto Fontanelle tra il municipio e il Lungomare in un anno di indagine archeologica ha restituito circa 400 reperti sepolti negli ambienti di un quartiere greco che era prevalentemente un’area sacra. Lo attestano i tanti reperti fittili affiorati, dal vasellame ai pesetti votivi oltre che le 71 monete affiorate nei giorni scorsi e che ora sono già oggetto di studio in vista di una pubblicazione. Tra i reperti anche una statua del dio Bes, una divinità deforme di origine egiziana, simbolo di gioia, fertilità e protettore delle partorienti il cui culto fu introdotto nel mondo greco.

Scoperto anche un gasteropide di grandi dimensioni le cui carni vennero mangiate mentre il guscio fu conservato verosimilmente per essere usato come strumento per richiamare i fedeli al tempio con il suo suono. La Soprintendente di Caltanissetta Daniela Vullo sottolinea l’importanza dell’archeologia preventiva perché da essa possono emergere scoperte fondamentali per scoprire la storia antica di un luogo attraverso i reperti che si scoprono.

In effetti le ultime importanti scoperte a Gela negli ultimi anni ( dalla necropoli dei bambini di via di Bartolo a questo sito di Orto Fontanelle) sono legate ad attività di archeologia preventiva che la Soprintendenza di Caltanissetta ha seguito giorno dopo giorno.

Lo scavo ad Orto Fontanelle si chiude oggi con la scoperta eccezionale della statua del dio del fiume della città ma non c’è dubbio che quell’indagine andrebbe nel tempo approfondita ancora. Di certo quei 400 reperti intatti e le 200 cassette di frammenti insieme ai resti murari del quartiere greco, oltre a costituire beni preziosi, potranno essere oggetto di studi approfonditi nel corso degli anni e daranno un contributo importante alla ricostruzione di ciò che Gela era nel V secolo a.C. in un’area non distante dall’ emporio di Bosco Littorio , dal fiume e di fronte al mare.