il lutto
Ci lascia a 86 anni l'uomo che sconfisse l'atomo in Italia
Dalla mobilitazione per Montalto di Castro, al sodalizio con Massimo Scalia e il referendum post-Chernobyl. Storia di un ecologista esigente che usava i dati come strumento democratico
Si è spento il 1º giugno 2026, a 86 anni, Gianni Mattioli, figura di riferimento che ha inciso profondamente sul modo in cui l’Italia interpreta l’ambiente, l’energia e la responsabilità verso le generazioni future.
Nato a Genova il 29 gennaio 1940, laureato nel 1964 alla Sapienza di Roma, fu fisico di formazione: iniziò la carriera occupandosi di particelle subnucleari e dell’insegnamento universitario, ricevendo prestigiosi riconoscimenti dalla Società Italiana di Fisica.
Ben presto, però, il suo percorso travalicò i confini dell’accademia per abbracciare l’impegno pubblico. La svolta arrivò nel 1977, durante la mobilitazione contro l’insediamento della centrale nucleare di Montalto di Castro. In quell’occasione, insieme a Massimo Scalia, diede vita al Comitato per la Scelta dell’Energia e alla rivista “Quale energia?”, inaugurando un ecologismo fondato su analisi e verifiche puntuali, inedito nel panorama nazionale.
Mattioli non si limitava a un’opposizione di principio: confutava le narrazioni ufficiali con dati verificabili, bilanci energetici, valutazioni dei costi ambientali e modelli di sviluppo alternativi.
Questo metodo rigoroso culminò nel ruolo di primo piano svolto nel referendum antinucleare del 1987, trasformando la contestazione dell’atomo in un confronto ampio e maturo a livello nazionale.
Cofondatore delle Liste Verdi e presidente della Federazione dei Verdi a partire dal 1987, fu deputato per quattro legislature, fino al 2001, distinguendosi per un’intensa attività parlamentare che annovera oltre 310 proposte di legge. Tra i suoi provvedimenti da ministro quelli relativi anche alla definizione delle procedure di sanatoria per gli edifici nella zona B del parco archeologico di Agrigento.
Anche nei ruoli di governo non abdicò al suo approccio empirico: sottosegretario ai Lavori Pubblici nei governi Prodi e D’Alema, divenne poi ministro per le Politiche comunitarie nel secondo governo Amato.
Come ha ricordato il deputato Angelo Bonelli, è stato un uomo capace di amalgamare perfettamente “rigore scientifico, impegno civile e passione politica”.
In un’epoca segnata da un’emergenza ecologica permanente e dal ciclico riaffacciarsi del dibattito sul nucleare, la lezione di Gianni Mattioli resta quanto mai attuale e, per molti versi, scomoda. La sua eredità è innanzitutto un metodo: studiare prima di parlare, misurare prima di promettere, dimostrare che le politiche ambientali sono il prisma attraverso cui leggere in modo integrato economia, salute pubblica e qualità della democrazia. Un lascito che continua a interrogare il presente e a orientare le scelte del futuro.