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Personaggi

"Conan" il barcaiolo simbolo di Aci Trezza tra ricordi, cemento e Faraglioni

Sebastiano Greco, traghetta da un quarto di secolo i turisti e i local sull'Isola Lachea e ai Faraglioni. Il borgo della sua infanzia, il lavoro sui mercantili, il ritorno a casa, il mare un tempo ricco di ricci e polpi. «Non potrei vivere altrove»

01 Giugno 2026, 17:19

17:20

"Conan" il barcaiolo simbolo di Aci Trezza tra ricordi, cemento e Faraglioni

«Sono nato in casa, perché una volta si faceva così, e anche se ho girato il mondo sono sempre ritornato qui». Il mare, le barche e la metafora verghiana dell’ostrica. Il destino di Sebastiano Greco, 74 anni appena compiuti, è tutto scritto nella baia di Aci Trezza. E anche la storia della sua vita che racconta in un’assolata mattina di maggio a bordo della barca con la quale da un quarto di secolo porta i turisti dalla terraferma all’Isola Lachea. Un “legno” di cinque metri che in realtà non è il suo, la sua barca si chiama “Concetta” - come la mamma - ed è in secco in attesa di qualche ritocco. Ma lui, riesce ad “accalappiare” qualsiasi persona - turista o locale - che voglia fare il bagno in mezzo ai Faraglioni. L’invito è rivolto perlopiù alle ragazze «Sirenette, vi porto all’Isola?».
Conan, il barcaiolo con la “B” maiuscola, per Aci Trezza è ormai un’istituzione, come il Cantiere Rodolico, Polifemo o il Faraglione grande.

Come la devo chiamare? Sandokan, Polifemo, Bastianu do’ Signuri, Conan...
«Di nomi me ne hanno dato tanti»

E quello che sente più suo?
«Conan, come Conan il barbaro».

Che lavoro sognava di fare da piccolo?
«Il meccanico, ma di macchine, avevo questa idea, ma quando nasci qua non è che hai tanta scelta: o la muratura o il pescatore. Mio padre Antonio era pescatore. Mia mamma Concetta, casalinga, una volta era così. In famiglia eravamo quattro figli, io e tre sorelle».

Scuola?
«Fino alla quinta elementare. Ma già a 8 anni lavoravo al mercato del pesce. Mi ricordo che mi mettevano le sigarette nel naso».

Nel naso?
«Sì, per scherzare. Però ho iniziato a fumare molto presto, a 15 anni, quando sono andato a fare il militare a La Spezia avevo già i polmoni bruciati».

E dopo il militare il suo primo lavoro serio?
«Mah, serio... Non mi piaceva lavorare, io lavoravo e scappavo. Andavo a giocare in giro con i miei amici. Qui dove ci sono le barche in secco c’era una spiaggia. Passavamo le giornata e giocare a “ciappeddi”, lo sa che sono i ciappeddi?».

Il gioco con le pietre piatte?
«Esatto, passavamo le giornate così».

Ma tornando dal militare qualcosa avrà fatto...
«Mi sono imbarcato sulle navi, mercatili, passeggere, traghetti, di tutto. In quel periodo tutta la famiglia si era trasferita a Genova, perché le più importanti compagnie di navigazione erano tutte là. Mia sorella più grande si è sposata lì e ci sono anche i miei nipoti. Ho lavorato anche sulla Michelangelo e la Raffaello (storici transatlantici italiani “gemelli”, in servizio fino al 1975 ndr), ma non quando erano in navigazione, facevo lavoro di corvè, il mozzo, lavori di fatica, un po’ di tutto».

Altri imbarchi?
«Sulle navi mercantili, allora non c’erano le portacontainer, le merci venivano stipate nelle stive. Il mio primo imbarco è durato cinque mesi. Gli ultimi li ho fatti con i traghetti della Tirrenia».

Quanto tempo ha passato a bordo?
«Circa trent’anni, ma non facevo imbarchi lunghi. Erano periodi brevi, non lavoravo per una compagnia fissa ma con chi capitava e poi tutte le estati volevo tornare ad Aci Trezza. Infatti praticamente non ho una pensione».

Come ci si sente ad essere “un’istituzione” di Trezza?
«Dicono così, ma questa cosa mi mette un po’ in imbarazzo, perché è anche una responsabilità e mi fa pensare. Sa come si dice? Quando l’uomo riflette, spuntano i difetti. Tutti abbiamo delle mancanze, tutti siamo peccatori, io sono molto religioso».

Lei vive ad Aci Trezza con una delle sue sorelle. Non si è mai sposato?
«Non mi ha voluto nessuno. Mi sarebbe piaciuto avere una famiglia tutta mia, la famiglia è la cosa più bella del mondo, ma non è successo...».

Come è cambiato questo posto negli anni? In meglio o in peggio?
«In peggio, molto peggio. La mia generazione è quella che ha visto cambiare questo posto. Quando ero bambino, quando noi eravamo ragazzi, al posto di questo parcheggio c’era una spiaggia».

Ma è solo una questione di nostalgia o di errori che sono stati fatti?


«È una questione che hanno cementato tutto. Troppo cemento. Che poi questo non era neanche un porto sicuro, questo porticciolo era un’anomalia tutta nostra. Dove hanno fatto il muretto del porto si sarebbe potuto fare una bella passeggiata, perché c'è il panorama. E invece il mare nemmeno si vede. Hanno fatto questo mostro qua (il muro ndr). Aci Trezza doveva rimanere quel borgo marinaro di una volta. Infatti viste dal mare, le case non sono belle. In cima a Monte Fano, (la collina di Aci Trezza) ci andavamo a fare la scampagnata di Pasqua. E lì c’era la fornace dove lavorava mio cugino, facevano i mattoni. Quella è una zona argillosa. Quelle case prima o poi scivoleranno a mare, glielo dico io».

Questo sopra l’acqua... e sott’acqua?
«Qua era pieno di ricci, andavi in mezzo agli scogli e facevi i ricci con le mani, gli occhi di bue, i polpi. Oggi non c’è più niente “mancu i scogghi arristanu”».

Si è mai sentito un po’ prigioniero di questo borgo? Non ha mai avuto il desiderio di andare via?
«Non potrei andare in nessun altro posto. E poi oggi ho una certa età. Da giovane ero scapestrato, andavo dappertutto. Mi hanno portato un mese in America, ho fatto la zona dei Grandi Laghi, sono stato un mese in Florida, a Los Angeles dove c’era mia nipote che doveva partorire, anche a Hollywood sono stato. Quando sento che in televisione si parla di Stretto di Hormuz mi viene da ridere, ho fatto un sacco di viaggi nello Stretto di Hormuz, ci caricavo il petrolio con le superpetroliere».

Quanti turisti porta ogni estate in barca?
«Tanti... non lo so, anche se ora ne arrivano molti di meno».

Come mai?
«Non viene più nessuno, Per andare all’Isola ci sono i sup, i pedalò, le canoe...».

Cos’è il mare per lei?
«La mia vita. Il mare, l’Isola, il Faraglione, sono la mia vita. E le barche, soprattutto le barche. La gente non viene qui per me, viene per le barche».

A proposito di barche, la sua “Concetta” da quanti anni ce l’ha?
«L’ha fatta fare papà nel lontano 1982. Ma io l’ho resinata perché altrimenti...».

"Con la barca storica "Concetta"

Nella sua vita è stato più su una barca o a casa sua?
«Io a casa sto solo per mangiare, dormire e basta».

Hobby? Ne ha?
«Il mio hobby è questo, questo non è lavoro...».

Ma non ha una barca a vela?
«Sì, ma non sono un velista, a me non interessa. È solo un appoggio a mare. I velisti non sanno neanche remare».

A lei chi ha insegnato, suo padre?
«No, mio zio mi portava a mare da bambino. Le prime volte andavamo a pescare dietro l’Isola, lì c’erano i totani e io avevo il mal di mare».

“Conan” sindaco per un giorno, la prima cosa che farebbe ad Aci Trezza?
«Allora... intanto la pulirei. E poi metterei un po’ di regole, ci sono troppe barche che non sono di Aci Trezza. Troppa confusione».