il caso
La droga col volto da miele che inganna i ragazzi: cos'è la cera che manda in coma i giovanissimi
Un 17enne in fin di vita a Napoli riaccende i riflettori sulla "Wax", un concentrato di THC che sfiora il 90% e viene venduto online come fosse un banale dolcificante
Un cucchiaino, un colore dorato che evoca un innocuo rimedio domestico e un’etichetta accattivante: “miele da sballo”. Dietro questa apparenza rassicurante si cela però una sostanza di estrema pericolosità, al centro del recente e drammatico ricovero in rianimazione di un diciassettenne di Frattamaggiore, nel Napoletano, arrivato in ospedale con una grave insufficienza respiratoria insieme ad altri due coetanei in stato di choc.
Ma di che cosa si tratta esattamente e perché sfugge all’attenzione di famiglie e scuola?
Conosciuto anche come wax, honey oil o Butane Hash Oil, il “miele da sballo” non è una novità chimica, bensì un concentrato di cannabis di potenza eccezionale. Si ottiene separando e isolando i cannabinoidi della pianta, in particolare il THC (tetraidrocannabinolo), il principale principio attivo con effetto psicoattivo sul sistema nervoso.
La consistenza può andare dal ceroso al gelatinoso fino al resinoso; il tipico aspetto ambrato gli ha valso il fuorviante accostamento al miele.
La differenza abissale rispetto alla marijuana comune è la concentrazione. Se l’erba in circolazione contiene di norma tra il 10% e il 30% di THC, la wax supera ampiamente il 70%, raggiungendo, secondo diverse autorità sanitarie internazionali, picchi allarmanti del 80% e persino del 90%. Una potenza tale smonta definitivamente la pericolosa percezione di “droga leggera”.
Non si tratta solo di amplificare l’effetto psicoattivo ricercato: il rischio di reazioni cliniche gravissime cresce in modo esponenziale. L’assunzione — per via orale, inalatoria o attraverso la vaporizzazione nota come dabbing — determina effetti rapidi e imprevedibili: attacchi d’ansia acuta, profondo disorientamento, alterazioni cardiovascolari, episodi psicotici e severe crisi respiratorie, fino a veri e propri quadri di intossicazione acuta.
Il pericolo è aggravato dalle modalità di spaccio silenziose del mercato online. Chi acquista su internet ignora la reale composizione del prodotto: il contenitore può celare derivati sintetici o residui tossici di solventi impiegati clandestinamente per l’estrazione.
Che il fenomeno stia attecchendo anche in Italia non lo prova soltanto il caso campano: recenti operazioni di polizia — come un sequestro a Siracusa — documentano la circolazione di questa resina, descritta dalle autorità come “cinque volte più potente” del normale.
A pagare il prezzo più alto sono i più giovani. Dosi così elevate di THC, su un cervello in pieno sviluppo, aumentano drasticamente la vulnerabilità emotiva e neurologica, accrescendo la probabilità di disturbi psichici futuri e persistenti.
Il “miele da sballo” sfrutta un linguaggio rassicurante e un’estetica innocua per abbassare le difese degli adolescenti. In un mercato degli stupefacenti sempre più frammentato e digitale, smascherare questo inganno non è solo materia di cronaca: è una vera urgenza di sanità pubblica.