il caso
Allarme a Ibiza: i serpenti nuotatori stanno svuotando il paradiso (mangiando lucertole)
Un video svela l'evoluzione della minaccia: i colubri nuotano verso gli isolotti incontaminati, decimando gli storici e indifesi rettili delle Pitiuse
Un’immagine sta incrinando le certezze biologiche delle Baleari: una scia scura che avanza con decisione nell’acqua cristallina, diretta verso un profilo roccioso all’orizzonte. Non è un pesce, bensì un colubro ferro di cavallo (Hemorrhois hippocrepis), serpente invasivo ripreso in un video mentre percorre a nuoto i 430 metri che separano la costa di Ibiza dall’isolotto di Santa Eulària.
As imagens mostram uma cobra-ferradura nadando pelas águas cristalinas que separam a costa leste de Ibiza do pequeno ilhéu de Santa Eulària, a cerca de 450 metros de distância, em busca de novos territórios e alimento. pic.twitter.com/nYRCKNM2Zk
— iG (@iG) June 2, 2026
Questa evidenza, corroborata da uno studio apparso su Ecology nel 2026, ha trasformato un sospetto in certezza: il predatore non si limita più alla terraferma e ha imparato a valicare la barriera marina per colonizzare nuovi habitat.
A pagare il prezzo più alto è un emblema antichissimo dell’identità locale: la Podarcis pityusensis, la lucertola delle Pitiuse. Endemica e modellata da millenni di isolamento in una miriade di colorazioni e adattamenti peculiari sui vari scogli, la specie è vittima di un massacro silenzioso.
Priva di esperienza evolutiva con predatori terrestri, soffre di “tameness insulare”: una mansuetudine che ne compromette il istinto di fuga e la capacità di riconoscere il pericolo, rendendola preda facilissima.
L’origine del disastro ecologico risale all’inverno del 2003 e affonda le radici nell’estetica di lusso e nel mercato immobiliare. Gli ofidi sarebbero approdati a Ibiza celati nei tronchi cavi e nelle zolle dei grandi ulivi ornamentali importati dalla Penisola Iberica per abbellire ville e giardini.
Da lì, l’avanzata del colubro è stata implacabile: meno del 5% del territorio occupato nel 2010, circa il 40% nel 2016, fino a superare il 90% dell’isola nel 2025.
Anche il mare, a lungo considerato un baluardo naturale a tutela della biodiversità degli isolotti, è stato infranto. A Santa Eulària i numeri sono eloquenti: in un’area dove nel 2016 si contavano 72 lucertole, la popolazione è crollata a 3 esemplari nel 2023 per azzerarsi nel 2025, sancendo un’estinzione locale.
Nello stesso periodo, i ricercatori hanno catturato 58 serpenti con appena 12 trappole. Il fenomeno si sta estendendo rapidamente: tra 12 e 15 isolette risultano già colonizzate e in almeno 10 di esse le lucertole sono scomparse del tutto.
Le contromisure sono arrivate solo in tempi recenti, quando i danni erano ormai evidenti. Con il Decreto-legge 1/2023, sono stati introdotti controlli rigorosi sull’importazione di grandi alberi (ulivi, carrubi, querce) e la lucertola delle Pitiuse è stata classificata come specie “Vulnerable”. Le popolazioni superstiti mostrano segni di maggiore diffidenza, ma gli scienziati temono che questo tardivo aggiustamento comportamentale non basti a contrastare la rapidità dell’invasione, consumatasi in appena vent’anni: un battito di ciglia per l’evoluzione.