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Attualità

Nel mare di Ragusa è allarme: segnalato per la prima volta un pesce scorpione

E' stata avvistata a Punta Secca una specie invasiva e pericolosa

03 Giugno 2026, 15:11

15:20

Nel mare di Ragusa è allarme: segnalato per la prima volta un pesce scorpione

Il pesce scorpione pescato nel mare di Ragusa

Prosegue senza sosta l’attività di monitoraggio dell’équipe internazionale del Museo Civico di Storia Naturale di Comiso, che ha appena certificato il primo ritrovamento ufficiale di un esemplare di pesce scorpione occidentale (Pterois miles) nelle acque della provincia di Ragusa.

L’animale, originario dell’Oceano Indiano e del Mar Rosso, è stato individuato pochi giorni fa a circa venti metri di profondità al largo di Punta Secca.

La scoperta si deve a Federico Brugaletta, esperto subacqueo e valido collaboratore del museo, che lo scorso anno aveva già segnalato un’altra specie aliena, il pesce chirurgo (Acanthurus xanthopterus), poi oggetto di studio e pubblicazione da parte dell’istituzione comisana.

L’avvistamento è stato documentato nell’ambito del progetto di “Citizen Science” promosso dal museo, iniziativa di scienza partecipata attiva anche quest’anno per coinvolgere la cittadinanza nel monitoraggio ambientale.

Sull’esemplare prelevato saranno ora eseguite analisi morfologiche, genetiche e molecolari, indispensabili per ricostruire le linee filogenetiche dell’organismo e comprendere con precisione le dinamiche di espansione e diffusione nel Mediterraneo centrale.

Il pesce scorpione, noto pure come pesce leone, è un osseo della famiglia degli Scorfanidi, stretto parente tropicale degli scorfani del nostro mare. Con questa denominazione si indicano in realtà due specie del genere Pterois, Pterois miles e Pterois volitans, morfologicamente molto simili e di difficile distinzione.

Si tratta di predatori estremamente voraci che frequentano fondali rocciosi costieri e barriere coralline: restano celati di giorno in piccoli anfratti e cacciano all’alba e al crepuscolo, soprattutto a danno di piccoli pesci e invertebrati.

La loro introduzione desta viva preoccupazione per il pesante impatto sulla biodiversità locale e sulle risorse ittiche. Questo taxon rientra infatti tra i “sorvegliati speciali” ad alta invasività che stanno colonizzando i nostri mari, insieme al pesce palla maculato (Lagocephalus sceleratus), al pesce coniglio scuro (Siganus luridus) e al pesce coniglio striato (Siganus rivulatus), tra gli altri.

La presenza di Pterois miles, ormai stabile nel Mar Ionio, in Sicilia e nel Salento, è una diretta conseguenza della migrazione lessepsiana, o eritrea. Il fenomeno prende il nome dal diplomatico francese Ferdinand de Lesseps, promotore del Canale di Suez, l’opera inaugurata nel 1869 che ha messo in comunicazione il Mar Rosso con il Mediterraneo.

Sebbene il flusso migratorio sia iniziato a fine Ottocento, il processo ha subito un’accelerazione netta dopo gli anni Duemila a causa del cambiamento climatico e della progressiva tropicalizzazione del Mediterraneo, che offre alle specie non indigene condizioni termiche sempre più favorevoli alla stabilizzazione.

Il primo esemplare nel bacino mediterraneo fu catturato nel 1991 lungo le coste di Israele e, da allora, la specie si è diffusa rapidamente in Turchia, Cipro, Grecia e Italia.

Oltre alle ricadute ecologiche, il pesce scorpione rappresenta anche un potenziale rischio sanitario. L’animale è provvisto di diciotto spine velenose collegate a ghiandole che secernono tossine con effetti neurotossici e coagulanti. Pur trattandosi di un pesce schivo, che non attacca l’uomo e punge raramente, la manipolazione accidentale può provocare punture estremamente dolorose e sintomi sistemici come vomito, febbre, alterazioni del ritmo cardiaco e difficoltà respiratorie.

Poiché la tossina è termolabile, i protocolli del Centro Antiveleni dell’Ospedale Niguarda raccomandano, in caso di contatto, di immergere subito la parte colpita in acqua molto calda, a una temperatura compatibile con la pelle, per 30–90 minuti, così da attenuare il dolore. Resta comunque imprescindibile una successiva valutazione medica per gestire eventuali complicazioni.

I ricercatori invitano bagnanti e subacquei a non toccare mai l’animale e a segnalare tempestivamente ogni avvistamento alle autorità competenti o direttamente al Museo Civico di Storia Naturale di Comiso, a supporto delle attività di ricerca.