Attualità
Marina di Ragusa, quando l'inciviltà trionfa
La zona del porto turistico alle prese con comportamenti limiti in cui la maleducazione la fa da padrone
“Purtroppo è successo quello che temevamo accadesse.” Con queste parole un utente Facebook ha accompagnato la foto che, più di qualsiasi commento, racconta lo stato del prato e del lungomare nella zona del porto turistico di Marina di Ragusa: sacchetti, bicchieri, cartoni unti, rifiuti sparsi ovunque. Un’immagine che stride con l’idea di un luogo che dovrebbe essere curato, accogliente, rappresentativo della frazione balneare più frequentata del territorio.
Il senso della denuncia non è puntare il dito contro un’iniziativa commerciale o contro un marchio, né attribuire responsabilità al porto turistico o al turismo in sé. Il problema, ancora una volta, è il rispetto per i luoghi. Si possono aprire attività, portare gente, creare economia, animare gli spazi pubblici. Ma se manca la cultura del “non lascio la mia spazzatura per terra”, il risultato è sempre lo stesso: un posto che potrebbe essere valorizzato diventa una discarica a cielo aperto.
È un copione che a Marina di Ragusa si ripete da anni, soprattutto nelle zone più frequentate nelle ore serali. Eppure basterebbe poco per evitare che il lungomare, al mattino, racconti la maleducazione della notte precedente. La responsabilità è doppia e deve camminare insieme: da un lato servono cestini adeguati, svuotati con maggiore frequenza, e un’organizzazione che tenga conto dei picchi di affluenza; dall’altro serve il gesto più semplice e più difficile da pretendere, quello di portare via il proprio rifiuto, senza abbandonarlo a due metri dal cestino.
C’è poi un aspetto ancora più amaro: tutti diciamo che Marina di Ragusa è bella, che è “il nostro mare”, “la nostra estate”, “il nostro orgoglio”. Ma l’amore per un luogo si misura da come lo lasci quando te ne vai, non da come lo descrivi sui social. Meno dichiarazioni d’affetto e più cura concreta: sarebbe già un cambio di passo.
Non è una questione di Nord contro Sud, né di turisti contro residenti. È una questione di educazione civica, che manca ovunque e che continuiamo a rimandare, come se non fosse un problema nostro. Finché non pretendiamo rispetto da noi stessi e dagli altri, le foto continueranno a essere sempre le stesse: prati trasformati in pattumiere, lungomari che al mattino mostrano ciò che la notte ha lasciato.
Resta aperta la domanda posta dall’utente nel suo post: serve davvero più controllo e più multe, oppure bisogna ripartire dall’educazione, nelle scuole e in famiglia?