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Attualità

Ragusa, è nato il viale delle Madri costituenti

Una giornata ricca di significato quella di ieri al Giardino ibleo

08 Giugno 2026, 01:27

01:30

Ragusa, è nato il viale delle Madri costituenti

L'appuntamento tenutosi ieri al Giardino ibleo

Una giornata destinata a imprimersi nella memoria collettiva della città. Così è stata quella di ieri, come hanno raccontato le componenti della Consulta femminile di Ragusa.

Nel Viale delle Madri Costituenti, al Giardino Ibleo, si è vissuto un momento di intensa partecipazione civile ed emotiva.

Sotto il sole di giugno, molte persone sono rimaste ad ascoltare in un silenzio denso e attento, il silenzio che cala quando le parole toccano l'essenziale.

Da oggi quel viale è più compiuto. Accanto alla denominazione ufficiale, una targa ricorda finalmente i nomi di tutte e ventuno le donne che sedettero nell'Assemblea Costituente, contribuendo a scrivere la nostra Carta fondamentale. Ventuno nomi, ventuno vicende, ventuno protagoniste che hanno concorso a edificare la Repubblica e a rendere la democrazia più giusta, inclusiva, aderente alla vita delle persone.

Poi è accaduto qualcosa di speciale. Grazie alla sensibilità e alla straordinaria interpretazione della Compagnia Godot, sostenuta da musiche capaci di avvolgere parole ed emozioni, le Madri Costituenti sono tornate a parlare. Teresa Mattei, Nilde Iotti, Lina Merlin, Maria Maddalena Rossi, Teresa Noce, Maria Agamben Federici e le altre figure di quella stagione irripetibile della nostra storia hanno ripreso voce davanti al pubblico.

Non come presenze lontane confinate nei manuali, ma come donne vive, che conobbero la guerra, il fascismo, la Resistenza, la discriminazione, e seppero trasformare quelle esperienze in diritti, libertà, uguaglianza.

In quel racconto è risuonata anche la testimonianza di Teresa Vergalli, staffetta partigiana. Aveva attraversato la guerra in bicicletta, portando messaggi e speranza tra le montagne dell'Emilia. Eppure confessò di aver avuto “il cuore in gola” davanti all'urna del 2 giugno 1946. Non temeva i fascisti: temeva l'emozione. Perché sapeva che, per la prima volta, stava entrando nella Storia come cittadina.

Quel voto, che oggi appare naturale, fu una conquista immensa, resa possibile dal coraggio di tante donne e di tanti uomini che avevano combattuto per la libertà.

A chiudere questo percorso di memoria è stata un'ultima voce, quella di Irma Bandiera. Partigiana, ventinovenne, torturata e uccisa senza mai tradire i suoi compagni e le sue compagne. Prima di morire affidò alla madre parole che attraversano il tempo: “Ditele che sono caduta perché quelli che verranno dopo di me possano vivere liberi come l'ho tanto voluto io stessa.”

“Quelli che verranno dopo” siamo noi. Siamo noi quando votiamo, quando esercitiamo i nostri diritti, quando difendiamo democrazia, pace, libertà e uguaglianza.

Oggi non ci siamo limitati a ricordare le Madri Costituenti: le abbiamo ascoltate. E, per un istante, in quel viale che porta il loro nome, sono tornate davvero a camminare al nostro fianco.