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8 giugno 2026 - Aggiornato alle 16:28
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Il caso

Gela senza porto e senza risposte rivuole indietro i suoi 4 milioni per i fondali mai dragati

Il consiglio comunale dà mandato al sindaco di ritirare l’accordo se l’Autorità portuale non presenterà un cronoprogramma. Assenze pesanti alla seduta e sospetti di favoritismi verso porti vicini mentre la città resta senza uno sbocco marittimo operativo.

08 Giugno 2026, 15:44

15:50

Gela senza porto e senza risposte rivuole indietro i suoi 4 milioni per i fondali mai dragati

Il porto insabbiato

Mettere a disposizione i propri soldi per dragare i fondali del porto insabbiato, aspettare 15 anni senza un risultato, e per di più la beffa di non avere notizie su tempi per risolvere il problema mentre l'economia marittima nel frattempo è morta e sepolta. A Gela si sente puzza di bruciato dietro la storia infinita del porto insabbiato. Così il consiglio comunale a conclusione di una lunga seduta monotematica sulla vicenda del porto insabbiato ha dato mandato al sindaco Terenziano Di Stefano di revocare l’accordo sui lavori nell’infrastruttura qualora non arriveranno, "nell’immediato", riscontri sugli interventi dall'Autorità della Sicilia occidentale. Il consiglio, con il voto della maggioranza del primo cittadino e di Italia Viva e PeR, ha inoltre autorizzato il capo dell’amministrazione gelese a destinare ad altri usi i quattro milioni delle compensazioni Eni, previsti nell’accordo per i lavori nel porto.

Il consiglio monotematico sul porto rifugio si è aperto con assenze che hanno segnato fin dall’inizio il clima della seduta: non c’erano il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, la presidente dell’Autorità portuale della Sicilia occidentale Annalisa Tardino né la presidenza della Regione, lasciando l’aula a un confronto sbilanciato tra consiglieri, parlamentari del territorio, comitato pro‑porto e Capitaneria. Da subito è emersa la convinzione, ribadita da più interventi, che sul porto di Gela pesi un interesse a mantenerlo impraticabile, mentre gli scali vicini avanzano e la città resta senza uno sbocco marittimo funzionante.

Il centrodestra consiliare si è trovato a difendere una posizione scomoda: la leghista Antonella Di Benedetto ha spiegato che il ritiro dei quattro milioni delle compensazioni non è possibile senza un nuovo protocollo, proponendosi come ponte istituzionale e invitando a superare le bandiere politiche. Il sindaco Terenziano Di Stefano ha richiamato il peso strategico del territorio, dagli investimenti Eni con Argo‑Cassiopea e Gemini al piano Mattei, chiedendo certezze immediate e un cronoprogramma, dichiarandosi persino disposto a scusarsi con Tardino ma pronto a revocare l’accordo per riottenere i quattro milioni se non arriveranno risposte. Il presidente del comitato del porto Massimo Livoti ha chiesto di revocare l’accordo e riprendersi i fondi. Il senatore Pietro Lorefice ha parlato di risorse "buttate a mare".

Il comandante della Capitaneria Daniele Curci ha confermato la gravità della situazione: nel porto rifugio non entrano imbarcazioni con pescaggio superiore a un metro e mezzo, un’unità Sar è costretta a stare a Licata e altri mezzi attraccano al porto isola Eni, pur garantendo condizioni minime di sicurezza. Il vicepresidente dell’Ars Nuccio Di Paola ha ricordato che i fondi delle compensazioni, oggi ridotti a quattro milioni, possono essere destinati ad altri interventi per la città e che l’Autorità deve individuare le risorse per il porto come fatto altrove, fornendo finalmente un cronoprogramma.