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IL RICONOSCIMENTO

Cinque volte il migliore: il medico siciliano che ha cambiato il modo di curare le vene

Giovanni Alongi conquista per la quinta volta il MioDottore Awards. Una storia di innovazione nata in Sicilia e arrivata fino a Roma

09 Giugno 2026, 12:41

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Cinque volte il migliore: il medico siciliano che ha cambiato il modo di curare le vene

Cinque volte. In un settore dove la reputazione si costruisce visita dopo visita, diagnosi dopo diagnosi, non è una cifra banale. Giovanni Alongi, medico angiologo siciliano originario dell'Agrigentino, ha vinto per la quinta volta il MioDottore Awards come miglior angiologo d'Italia. Il premio viene assegnato sulla base di tre fattori: le recensioni dei pazienti, l'attività professionale svolta e il voto espresso dalla comunità medica. Non una giuria singola, dunque, ma un sistema che prova a misurare insieme reputazione, continuità clinica e riconoscimento tra pari.

Il meccanismo ha i suoi limiti — nessun premio online può sostituire la valutazione clinica di una carriera — ma in questo caso dice qualcosa di preciso: i pazienti continuano a tornare e a parlarne bene, e i colleghi confermano. In medicina, soprattutto nelle discipline che trattano dolore cronico e patologie spesso sottovalutate, non è poco.

Un percorso costruito sull'angiologia mini-invasiva

Alongi è specialista nelle malattie dell'apparato cardiovascolare con una focalizzazione sulle patologie venose trattate con tecnologie di ultima generazione. Il suo percorso include esperienze in centri internazionali in Brasile, Francia e Stati Uniti e una presenza regolare come relatore ai principali congressi del settore. Viene indicato come pioniere in Italia di tecniche come la Clacs e della mousse emodinamica guidata da Veinviewer.

La sua rete di centri — Angiocor — è presente a Palermo, Messina e Agrigento e da quest'anno si è estesa a Roma. Lo staff conta 12 professionisti, tra cui quattro medici angiologi formati direttamente da lui. Nel corso degli anni avrebbe seguito oltre 30.000 pazienti.

Le vene varicose non sono solo un problema estetico

Uno dei punti su cui Alongi insiste — e che vale la pena ribadire — è che le patologie venose non sono una questione estetica. L'insufficienza venosa cronica è una condizione in cui le vene delle gambe non riescono a riportare il sangue al cuore in modo efficiente: provoca pesantezza, gonfiore, dolore, affaticamento, e nei casi avanzati può portare a modificazioni cutanee e ulcere. Yale Medicine stima che interessi tra il 10% e il 35% degli adulti.

L'approccio mini-invasivo su cui Alongi ha costruito la propria identità professionale non significa semplicemente "fare senza bisturi". Significa scegliere, caso per caso, la tecnica meno traumatica possibile ma sufficientemente efficace, con diagnosi ecografica precisa e valutazione completa del circolo venoso. Per molti pazienti, sapere che non ci sono incisioni lunghe né tempi di recupero pesanti cambia anche la disponibilità a non rimandare.

Il lipedema, la malattia che ancora non si conosce abbastanza

C'è poi un fronte più delicato: il lipedema. È una malattia cronica e progressiva del tessuto adiposo che colpisce quasi esclusivamente le donne, con accumulo anomalo e simmetrico di grasso sottocutaneo, dolore, gonfiore e facile comparsa di lividi. Una revisione consensuale pubblicata nel 2026 ribadisce che è una condizione distinta da obesità e linfedema, che la diagnosi è soprattutto clinica e che la gestione dovrebbe essere multidisciplinare. Alcuni studi ne stimano la prevalenza intorno al 10% della popolazione femminile.

Il problema è che arriva spesso tardi alla diagnosi, dopo anni di frustrazione e cure sbagliate. Chi convive con dolore agli arti, gonfiore resistente e sproporzione corporea senza una spiegazione convincente merita una valutazione specialistica — non una scrollata di spalle.

La tecnologia HIFU e la direzione del settore

Tra i prossimi sviluppi, c'è l'introduzione di una tecnologia HIFU di ultima generazione per il trattamento non invasivo delle safene. È un'informazione da trattare con la cautela dovuta a qualcosa che non è ancora pienamente operativo, ma coerente con la traiettoria del settore: meno invasività, più personalizzazione, diagnosi sempre più accurate.

Il messaggio utile per chi legge è un altro: la cura delle patologie venose sta cambiando rapidamente. La domanda non è più solo "devo operarmi?", ma "qual è il trattamento più adatto al mio quadro clinico?". Arrivare a quella domanda, però, richiede prima di tutto di non minimizzare i sintomi.

Vincere una volta può essere la stagione giusta. Vincere cinque volte racconta qualcos'altro: una relazione stabile con i pazienti, una credibilità costruita nel tempo e la capacità di intercettare un bisogno reale dove dolore, funzionalità e qualità della vita si sovrappongono.