scienza
Così il buco nero supermassiccio "Sagittarius A" sta divorando la Via Lattea a piccoli morsi
Svelato uno dei misteri dell'astrofisica: tre nubi di gas rivelano il menù segreto e il "fornitore" del "mostro" al centro della nostra galassia
A circa 26.000 anni luce da noi, nel cuore della Via Lattea, va in scena un banchetto cosmico affascinante e meticoloso. Il protagonista è Sagittarius A, il buco nero supermassiccio al centro della nostra galassia: un colosso invisibile con una massa pari a circa quattro milioni di volte quella del nostro Sole.
Benché, rispetto ai nuclei galattici attivi disseminati nell’Universo, questo gigante appaia sorprendentemente “sobrio” e silenzioso, le indagini più recenti dimostrano che non è affatto a digiuno.
Per anni gli astronomi hanno seguito con attenzione l’avanzata di enigmatici addensamenti di gas e polvere verso il mostro gravitazionale. La più celebre, G2, scoperta nel 2011, ha catalizzato l’attenzione della comunità scientifica quando, nel 2014, ha toccato il pericentro a “soli” 25 miliardi di chilometri dall’"orizzonte degli eventi" di Sagittarius A. Mentre sfrecciava a oltre 10 milioni di chilometri all’ora, la nube è stata straordinariamente stirata e deformata dall’estrema gravità, riuscendo tuttavia a sopravvivere alla distruzione completa.
Oggi il quadro si fa ancor più intrigante: G2 non è un caso isolato. Studi recenti hanno individuato altre due nubi, G1 e G3 (nota anche come G2t), che percorrono orbite quasi sovrapponibili. Secondo un lavoro guidato da Stefan Gillessen del Max-Planck-Institut, questi tre oggetti non costituirebbero anomalie indipendenti, bensì i membri di un unico “streamer” di gas: una struttura dinamica originata da una sorgente comune e proiettata verso il centro galattico.
Chi sta dunque servendo la "cena" a Sagittarius A? Il principale indiziato è IRS 16SW, un turbolento sistema binario di stelle massicce, immerso nel disco centrale. I poderosi venti emessi dai due astri si scontrano generando onde d’urto che comprimono il gas fino a formare dei “grumi”. Questi frammenti densi si distaccano dall’ambiente circostante e precipitano inesorabilmente nel pozzo gravitazionale del buco nero, da dove nulla può sfuggire, nemmeno la luce.
Non si tratta della voracità di un quasar che inghiotte intere stelle, ma di un meccanismo intermittente e naturale che fornisce al nucleo galattico “bocconi modesti” e regolari, alimentandolo goccia a goccia. Una dinamica preziosa, che trasforma il vicinato dell’orizzonte degli eventi in un laboratorio unico per indagare attriti, densità e processi di accrescimento in condizioni estreme.
La Via Lattea dimostra così che l’ambiente prossimo al suo cuore non è un semplice sfondo scenografico: le giovani stelle massicce sono attori protagonisti del “metabolismo” galattico, producendo il nutrimento che sostiene il nostro buco nero.