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regno unito

Royal House of Cards, niente incarichi niente sconti: la scure di William sui "furbetti" della Corona

Il futuro Re pronto ad abolire gli affitti agevolati per i parenti non operativi. Sotto accusa le case low-cost di Eugenie, Beatrice e gli affari spinosi dell'ex Principe Andrea

15 Giugno 2026, 16:02

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Royal House of Cards, niente incarichi niente sconti: la scure di William sui "furbetti" della Corona

La monarchia britannica si avvia a una nuova stagione improntata a sobrietà e rigore, nel tentativo di prendere le distanze dall’immagine di un’istituzione ancorata a un anacronistico "residuo feudale".

Il Principe William è ormai pronto a imprimere un deciso giro di vite alle agevolazioni abitative per i Windsor non operativi, portando a compimento e in senso più netto la visione di una "slimmed-down monarchy" avviata con cautela da Re Carlo III.

Nel mirino del futuro sovrano non ci sono tanto titoli e cerimoniali, quanto l’amministrazione, ben più concreta e politicamente delicata, del patrimonio immobiliare reale.

La questione è esplosa dopo la pubblicazione, nel giugno 2026, di un rapporto dirompente del National Audit Office (NAO), l’organo di controllo della spesa pubblica del Regno Unito. Il documento ha rivelato come nel "retrobottega del potere" britannico si celino contratti e canoni calmierati riservati a membri della famiglia che non svolgono incarichi ufficiali.

Se da un lato undici membri “lavoratori” dispongono di alloggi gratuiti nelle residenze reali in cambio di oltre 1.900 impegni pubblici l’anno, per altri il quadro è assai più opaco.

Il rapporto cita espressamente la Principessa Beatrice, la Principessa Eugenie e i Principi Michael di Kent quali beneficiari di affitti fortemente ribassati rispetto al mercato, ufficialmente giustificati da esigenze di sicurezza.

Eugenie e Beatrice hanno goduto di canoni agevolati coperti dalle finanze private del Sovrano, pagando rispettivamente il 64% e il 68% del valore di mercato nel 2026. I Principi di Kent hanno visto l’affitto portarsi al 63% del livello di mercato, su basi di calcolo che lo stesso NAO definisce poco chiare. A gravare ulteriormente sulla credibilità del sistema è il precedente dell’ex Principe Andrea a Royal Lodge.

Il rapporto ha messo in luce dettagli controversi: Andrea aveva la facoltà di subaffittare cottage traendone profitto personale e, in vista della chiusura anticipata del contratto nell’ottobre 2025, potrebbe addirittura ottenere un indennizzo superiore alle 300.000 sterline.

In un Paese in cui il caro-vita resta un tema incandescente e dove ogni sterlina del Sovereign Grant deve essere giustificata, tali zone grigie si trasformano in privilegi "politicamente tossici". Da qui la mossa di William, che da tempo auspica un’istituzione più snella e mirata, con "una r più piccola nella parola royal".

Il piano del Principe di Galles si articola su tre direttrici non negoziabili: netta separazione delle residenze tra chi serve la Corona e chi ha solo legami di sangue; allineamento dei canoni ai valori di mercato per i membri non operativi; divieto assoluto di trasformare le storiche dimore dei Windsor in strumenti di reddito privato tramite sublocazioni.