la storia
Dieci ponti sullo Stretto o 75 portaerei: che cosa può fare o comprare Elon Musk con il suo trilione?
Se contassimo un dollaro al secondo, l'eternità non basterebbe. Viaggio nei paradossi del patrimonio a dodici zeri del patron di Tesla dopo la quotazione di Space X
C’è una soglia oltre la quale i numeri cessano di essere mera quantità e diventano vertigine. Quel confine è stato superato con la storica quotazione in Borsa di SpaceX che ha proiettato Elon Musk in un territorio finora inesplorato, quello del trilione di dollari di patrimonio personale, ovvero mille miliardi.
Ma quanto è davvero grande una cifra simile? Per rendersene conto basta tradurre il denaro in tempo. Contando un dollaro al secondo, senza mai interrompersi, si raggiunge il milione in 11,6 giorni, il miliardo in 31,7 anni e servirebbero oltre 31.700 anni per arrivare al trilione.
Di fronte a un ammontare che sfida l’immaginazione, la domanda è inevitabile: che cosa si può acquistare con mille miliardi di dollari? Secondo una stima di Affari Italiani basata sui valori di mercato, i tradizionali metri del lusso non bastano più; occorre salire di scala fino a grandi opere, infrastrutture pubbliche e perfino equipaggiamenti militari e spaziali.
Restando all’automotive d’epoca, Musk potrebbe mettere in garage circa 14.286 esemplari della Ferrari 250 GTO del 1963, l’auto più cara mai scambiata privatamente a 70 milioni di dollari.
Spostandosi tra calcio e urbanistica, con un trilione si potrebbe replicare per oltre 5.000 volte l’acquisto del complesso di San Siro a Milano, recentemente ceduto per 197 milioni di euro.
Sul fronte delle infrastrutture e dei trasporti, una fortuna simile basterebbe per ordinare decine di migliaia di treni ad alta velocità, considerando che un Frecciarossa 1000 costa circa 30,8 milioni di euro: numeri in grado di ridisegnare la rete ferroviaria europea.
E parlando di grandi opere ingegneristiche, il controverso Ponte sullo Stretto di Messina, stimato in circa 13,5 miliardi di euro, potrebbe essere finanziato decine di volte. Lo stesso vale per i grattacieli: le risorse sarebbero sufficienti per costruire oltre 666 torri sul modello del Burj Khalifa, l’edificio più alto del pianeta.
Le proporzioni diventano ancor più impressionanti passando alle tecnologie avanzate e alla difesa strategica. L’imprenditore potrebbe finanziare un centinaio di copie del telescopio spaziale James Webb, costato circa 10 miliardi di dollari, oppure acquistare all’incirca 75 portaerei a propulsione nucleare della classe della USS Gerald R. Ford, valutate oltre 13,3 miliardi ciascuna.
Resta però un equivoco fondamentale in questo gioco di specchi: il patrimonio di Musk non è un oceano di liquidità immediatamente spendibile. La sua ricchezza è per larghissima parte legata alle valutazioni in Borsa di società come Tesla e SpaceX, dunque straordinaria ma anche altamente volatile e non integralmente liquida. Una vendita massiccia di partecipazioni farebbe precipitare i corsi, e molti dei beni citati — come città, porti o infrastrutture pubbliche — non si acquistano semplicemente “a scaffale”, perché sottoposti a vincoli politici, regolatori e di interesse pubblico.
Al di là dell’esercizio teorico su quante Ferrari o quante portaerei si potrebbero mettere nel carrello, il punto vero è un altro: questo record fotografa un’epoca in cui l’economia premia in modo estremo chi controlla reti, piattaforme strategiche e infrastrutture digitali. Il trilione di Musk non è solo un tesoro personale, ma lo specchio di una concentrazione di capitale che apre nuove sfide globali, interrogandoci sul potere che un singolo individuo può esercitare su governi, mercati e sull’intera società.