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il dibattito

Non una provocazione ma una chiara richiesta dalla Lombardia alla Sicilia: «Istituite il co-capoluogo»

La proposta vuole riequilibrare peso politico e servizi nelle province dove la città più popolosa non è capoluogo

15 Giugno 2026, 23:51

16 Giugno 2026, 00:00

Non una provocazione ma una chiara richiesta dalla Lombardia alla Sicilia: «Istituite il co-capoluogo»

Una “provocazione” che attraversa l’Italia dalla Lombardia alla Sicilia, da Busto Arsizio a Gela. Busto Arsizio è tornata all’attacco per diventare co-capoluogo della provincia di Varese, con una bozza di legge firmata dal leghista Simone Orsi e dall’ex ministro Francesco Speroni. Il sindaco Antonelli e la maggioranza di centrodestra hanno già dato il via libera, pronti a portare la mozione in Consiglio e a far depositare il testo in Parlamento. L’obiettivo è affiancare Busto a Varese nel ruolo di capoluogo, superando un secolo di rivendicazioni mai sopite.

La proposta si inserisce in un quadro nazionale più ampio. In Italia esistono province in cui due città condividono il ruolo di capoluogo, e il progetto Orsi-Speroni punta a estendere questo modello a tutti i territori in cui la città più popolosa non coincide con il capoluogo. È il caso di Busto Arsizio, che con 85mila abitanti supera Varese, ma anche di Gela che è la città più popolosa della provincia di Caltanissetta. Lo stesso destino per due città che hanno un legame di sangue. A Busto Arsizio vive una foltissima comunità gelese.

Gela, come Busto, rientra tra le sette realtà italiane in cui il capoluogo non è la città più grande. Insieme a loro ci sono Sanremo con Imperia, Civitanova Marche con Macerata, San Benedetto del Tronto con Ascoli Piceno, Corigliano-Rossano con Cosenza e Marsala con Trapani.

I promotori sostengono che riconoscere il co-capoluogo significherebbe riequilibrare funzioni amministrative e peso politico, soprattutto in territori che negli anni hanno visto concentrarsi servizi e uffici lontano dai centri più popolosi. Non mancano però le critiche. A Busto Arsizio il Partito Democratico liquida l’iniziativa come «propaganda», accusando la Lega di inseguire un titolo simbolico mentre la città affronta problemi strutturali. Per i dem, parlare di co-capoluogo a fine legislatura è «fumo negli occhi» e non risolve le urgenze quotidiane. Nonostante le perplessità, il progetto ha già incassato adesioni da diversi sindaci delle città coinvolte, compreso quello di Gela, segnale di un malessere amministrativo diffuso e di una richiesta di riconoscimento che va oltre i confini lombardi. Il percorso parlamentare resta complesso e i tempi stretti, ma il tema è destinato a restare aperto. Per Gela il dibattito sul co-capoluogo potrebbe riaccendere una questione rimasta irrisolta per decenni compreso un referendum popolare a cui la Regione non ha dato seguito.