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tecnologia

Chrome vince la guerra: perché da luglio il tuo ad-blocker smetterà di funzionare

Google elimina le ultime scappatoie per Manifest V2. La controversa migrazione del browser è ormai una realtà ineludibile per tutti

16 Giugno 2026, 11:33

11:40

Chrome vince la guerra: perché da luglio il tuo ad-blocker smetterà di funzionare

Tra la fine di giugno e il mese di luglio 2026, con l’uscita delle versioni 150 e 151, Google Chrome metterà fine in modo definitivo a uBlock Origin e a tutti gli storici ad blocker fondati sulla vecchia architettura Manifest V2. Non ci saranno più scappatoie: Chrome 150, atteso per il 30 giugno 2026, rimuoverà il “flag” nascosto che permetteva agli utenti più esperti di forzare ancora il funzionamento delle estensioni; quattro settimane dopo, con Chrome 151, cadranno anche le ultime briciole di compatibilità a livello di codice. Per la versione classica di uBlock Origin su Chrome, è ufficialmente arrivato il capolinea.

Non è l’avvio della transizione a Manifest V3, bensì la “chiusura del cantiere”. Google aveva già disattivato di default le estensioni Manifest V2 per tutti dal 31 marzo 2025, ma alcuni workaround avevano consentito a tester e amministratori di prolungarne l’uso in via temporanea. L’estate 2026 segna invece la fine di ogni tolleranza: l’interruttore verrà spento per sempre e non potrà più essere riacceso.

Il punto di svolta tecnico coincide con il passaggio dall’API blockingWebRequest alla nuova declarativeNetRequest. Nella visione di Google, questo cambio riduce la complessità del codice e migliora prestazioni e sicurezza del browser. Al tempo stesso, però, la nuova architettura impone alle estensioni di operare entro un “recinto più stretto” definito dal navigatore, limitando in modo marcato la capacità di bloccare in maniera dinamica contenuti e tracker. Per molti sviluppatori e utenti avanzati, la questione è anche politica: chi controlla il browser decide quanta autonomia concedere a chi lo usa nel filtrare il web. Non a caso, Mozilla ha adottato una linea opposta: Firefox manterrà l’API blockingWebRequest e il supporto a Manifest V2 per continuare a offrire spazio tecnico ai content blocker più incisivi.

Di fronte al blocco imposto da Chrome 150 e 151, si prospettano tre strade:

- Restare su Chrome con uBlock Origin Lite: è l’alternativa ufficiale pensata per Manifest V3. Funziona e alleggerisce la navigazione, ma, dovendo rispettare i limiti fissati da Google, rinuncia a gran parte della flessibilità dinamica e del controllo fine della versione originale.

- Passare a Firefox: al momento è la soluzione più lineare per chi considera irrinunciabile la potenza “classica” di uBlock Origin e non accetta compromessi.

- Valutare altre varianti Chromium: Brave dichiara di supportare “alcune” estensioni V2, compensando con il proprio blocco nativo (Brave Shields). Microsoft Edge è avviato verso la migrazione a V3, anche se non ha ancora una data di dismissione precisa.

Ridurre questa transizione a una semplice “guerra contro i banner” sarebbe fuorviante. Con gli aggiornamenti di metà 2026, il browser di Google non archivia soltanto un’estensione simbolo: chiude un’epoca in cui gli utenti disponevano di strumenti profondi e poco intermediati per modellare a proprio piacimento l’esperienza di navigazione e tutelare la propria privacy online.