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Ti è venuto in mente di espatriare? Ecco le migliori metropoli per gli expat nel 2026

La nuova classifica smonta i luoghi comuni sull'accoglienza: per chi si trasferisce all'estero, sicurezza e inclusione lavorativa valgono molto più di sole e mare

16 Giugno 2026, 12:19

Ti è venuto in mente di espatriare? Ecco le migliori metropoli per gli expat nel 2026

C’è un paradosso che sintetizza alla perfezione l’epoca della mobilità globale: mai come oggi è stato facile spostarsi, eppure trovare un luogo in cui sentirsi davvero a casa resta la sfida principale. La vera ospitalità non si misura con un timbro sul passaporto, ma con la facilità di reperire un alloggio, la permeabilità del mercato del lavoro, la solidità delle reti sociali e l’inclusione nella vita di tutti i giorni.

A tracciare questa mappa di fattori è un’analisi del 2026 firmata da William Russell, compagnia di assicurazioni sanitarie internazionali, che restituisce un’Europa lontana dai luoghi comuni.

In cima alla graduatoria mondiale dei Paesi più accoglienti per gli espatriati figura l’Islanda, con un punteggio di 8,94 su 10, seguita dal Lussemburgo (8,69).

È una leadership che scardina l’idea, profondamente radicata, secondo cui un Paese “accogliente” debba offrire per forza un clima mite e una popolazione espansiva ed emotiva. I dati suggeriscono invece una nozione più matura: accoglienza significa poter costruire la propria vita senza barriere amministrative e ostacoli sproporzionati.

Il primato islandese poggia su basi solidissime. Da un lato, il consolidato status di Paese più pacifico al mondo nel Global Peace Index 2025; dall’altro, un tasso di occupazione tra i residenti nati all’estero del 84,2%. Le percentuali sulla popolazione migrante possono variare a seconda dei criteri adottati (lo studio indica il 25,1%, mentre Statistics Iceland riportava il 18,9% a inizio 2025), ma la capacità d’integrare le persone nel tessuto economico è evidente.

Altrettanto significativo il caso del Lussemburgo. Con oltre metà dei residenti (51,2%) nati fuori dai confini nazionali, il Granducato si è trasformato in una vera “calamita” per professionisti altamente qualificati. Un tasso di occupazione degli stranieri pari al 74,9% e un punteggio di 93 su 100 per l’apertura dei visti hanno sostenuto un modello in cui il capitale umano internazionale è cruciale. Il rovescio della medaglia? Un mercato immobiliare dai costi proibitivi, a dimostrazione che una destinazione può essere molto inclusiva pur restando finanziariamente selettiva.

La “top 10” di William Russell, costruita incrociando sei indicatori tra cui l’esperienza personale e la percezione dell’immigrazione, delinea un’Europa pragmatica: compaiono Svizzera, Irlanda, Austria, un Portogallo competitivo e persino la Repubblica Ceca, che si distingue per l’elevata occupazione degli espatriati (79,5%) a fronte di una minore incidenza di migranti sul totale (9,5%).

Per chi programma un trasferimento concreto, il dato forse più dirimente arriva però dalle città: non si emigra in astratto in un Paese, ma in un’area urbana, in un quartiere preciso. In questa speciale classifica è Zurigo a primeggiare (9,06 punti), garantendo alti livelli di sicurezza e un ridotto rischio di “social friction”. L’ordinata prevedibilità della città elvetica, qualità che forse non accende subito l’immaginario, nella vita quotidiana risulta decisiva per non sentirsi fuori posto. Alle spalle di Zurigo si collocano a pari merito Singapore e Tokyo (8,97). Il posizionamento della capitale giapponese offre forse la lezione più rilevante della ricerca: mentre il Giappone scivola nelle retrovie della classifica per nazioni, Tokyo si conferma un ecosistema accessibile e funzionale, smentendo i giudizi generalizzati e mostrando come le grandi metropoli seguano dinamiche di integrazione autonome.