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geologia

Perché il terremoto 6.1 del Mar Tirreno non ha causato danni: l'INGV ha la risposta

Un viaggio a 259 km di profondità ci svela il segreto del "cuscinetto" magmatico che ha protetto il Sud Italia dalla devastazione

18 Giugno 2026, 15:37

15:40

Perché il terremoto 6.1 del Mar Tirreno non ha causato danni: l'INGV ha la risposta

Nella notte tra il 1° e il 2 giugno 2026 i sismografi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) hanno rilevato un evento che, sulla carta, poteva avere esiti devastanti: un terremoto di magnitudo Mw 6.1 (ML 6.2) nelle profondità del Mar Tirreno, il sisma più intenso registrato in Italia negli ultimi nove anni. Eppure, nonostante l’energia sprigionata, la scossa non ha causato danni né vittime, generando soprattutto un diffuso passaparola e qualche spavento da Nord a Sud del Paese.

Come si spiega un esito tanto benigno per un evento così potente? La chiave è nella profondità eccezionale dell’ipocentro. Il movimento non si è originato nella crosta terrestre — che nell’area tirrenica misura circa 35 chilometri di spessore — bensì a 259 chilometri al di sotto della superficie. Una distanza tale da attenuare drasticamente l’energia prima che raggiungesse l’epicentro, scongiurando crolli e conseguenze materiali.

Ma non è solo una questione di chilometri. La dinamica è legata alla complessa architettura geologica della Penisola, in particolare alla subduzione della placca africana sotto quella europea. L’evento si è attivato all’interno di uno “slab”, una porzione di crosta oceanica in sprofondamento nel mantello. I terremoti profondi generati negli “slab” mostrano comportamenti peculiari. Le onde sismiche tendono a restare “intrappolate” nella placca in subduzione, propagandosi come su un’“autostrada sotterranea” altamente efficiente, con scarsa attenuazione lungo e verso il basso dello slab.

Al contrario, la propagazione verticale, quella diretta verso la superficie e quindi verso l’epicentro, ha incontrato un ostacolo formidabile: il “cuneo di astenosfera”, una zona del mantello meno densa posta sopra la placca in immersione. Questo volume agisce come un “cuscino” ammortizzatore, capace di assorbire e smorzare in modo significativo le onde che risalgono.

Questa particolare guida dell’energia spiega un altro aspetto che ha sorpreso molti cittadini. Mentre l’attenuazione verso l’alto ha annullato i danni, la propagazione canalizzata lungo lo slab ha favorito una più efficiente trasmissione verso la Calabria meridionale. Il risultato è stato una scossa nettamente avvertita in Calabria, Sicilia, Puglia e Campania, anche oltre i 500 chilometri dall’epicentro.

Le componenti a bassa frequenza, che percorrono grandi distanze, hanno inoltre fatto oscillare lievemente i piani alti degli edifici nel Nord Italia, con segnalazioni fino in Slovenia e Croazia, a più di 900 chilometri dal punto di origine.