Il caso
Gus, il T. rex da 30 milioni di dollari che divide scienza e mercato
Andrà all'asta da Sotheby's a New York: un reperto eccezionale che riapre il dibattito su chi debba custodire i giganti della preistoria
Il 14 luglio 2026 una delle più prestigiose case d’asta di Manhattan presenterà un predatore vissuto 67 milioni di anni fa. Si chiama Gus, è un Tyrannosaurus rex lungo quasi quanto un autobus urbano, e promette di mettere alla prova non solo il mercato dell’arte e del lusso estremo, ma anche la comunità scientifica.
Sotheby’s lo porterà in catalogo con una stima da record compresa tra 20 e 30 milioni di dollari, candidandolo a diventare uno dei dinosauri più costosi mai offerti al pubblico.
La valutazione è sostenuta dall’eccezionalità del reperto. Rinvenuto tra il 2021 e il 2023 su un terreno privato nella contea di Harding, in South Dakota, Gus non è un montaggio di individui diversi, ma un unico, notevole esemplare. Lo scheletro comprende 183 elementi ossei originali e ben 30 delle 32 gastralia, le delicate “costole addominali”. Sebbene la completezza numerica sia intorno al 61-63%, il dato più rilevante è la sostanza del ritrovamento: le ossa presenti rappresentano tra il 75% e l’80% della massa scheletrica complessiva dell’animale.
Cassandra Hatton, vicepresidente di Sotheby’s, lo ha indicato come il terzo T. rex più completo mai apparso sul mercato, dopo icone come Sue e Stan.
Allestito in postura di caccia, Gus raggiunge quasi 4 metri d’altezza e 11,5 metri di lunghezza. Vanta un cranio straordinariamente ben conservato e un femore che supera, per dimensioni, quello del celebre Stan, oltrepassando i 127 centimetri.
A incrementarne il valore non sono soltanto le proporzioni colossali o la presenza di elementi rari come la furcula, la “forcella”. Gus è, di fatto, una biografia in pietra: porta i segni di una vita violenta, con morsi di altri tirannosauridi sul cranio, fratture costali saldate e tracce di scontri feroci. Non una semplice scultura, dunque, ma il resoconto biologico di un superpredatore capace di resistere a ferite devastanti, sopravvivere e raggiungere la maturità.
La vendita rientra nella “Geek Week 2026” di Sotheby’s, format che intreccia scienza e cultura pop per attirare un pubblico internazionale.
Ma l’asta riaccende un dibattito annoso. Da un lato, le cifre dei fossili “blue chip” sono ormai proibitive per i bilanci dei musei: il record appartiene ad Apex, uno stegosauro aggiudicato nel 2024 per 44,6 milioni di dollari, che ha superato i 31,8 milioni toccati da Stan nel 2020.
Dall’altro, crescono i timori degli studiosi: la paleontologa Kristi Curry Rogers avverte che le istituzioni pubbliche vengono progressivamente escluse dal mercato, con il rischio concreto di una perdita di dati scientifici qualora i reperti restino in mani private. A fare coro è la Society of Vertebrate Paleontology, che condanna il commercio di esemplari di alto valore scientifico se non resi disponibili alla ricerca e alla fruizione collettiva.
Il fronte opposto risponde con decisione: senza l’apporto economico dei privati, le complesse e costose operazioni di scavo e preparazione non sarebbero realizzabili. La speranza è che Gus segua la strada di Apex, acquistato dal miliardario Kenneth Griffin e concesso in prestito a lungo termine all’American Museum of Natural History.