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Società

Ragusa e la partita con mamma e papà alla casa circondariale

Torna lunedì mattino l'evento che punta tutto sulla solidarietà e sul divertimento

21 Giugno 2026, 00:42

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Ragusa e la partita con mamma e papà alla casa circondariale

Alla Casa circondariale il tempo dell’incontro si trasforma in spazio condiviso, dove ricostruire legami e restituire normalità.

Lunedì 22 giugno, alle ore 10, è in programma la “Partita con mamma e papà 2026”, iniziativa promossa da Bambinisenzasbarre ETS nell’ambito della campagna europea “Non un mio crimine ma una mia condanna”, realizzata in collaborazione con il Ministero della Giustizia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP).

Una giornata in cui il gioco diventa linguaggio universale: accorcia le distanze, scioglie i silenzi e crea connessioni là dove spesso prevale la separazione.

La dimensione ludica si fa così strumento educativo e affettivo, consentendo ai più piccoli di vivere un tempo autentico con i propri genitori, al di là della formalità del colloquio.

A Ragusa questo percorso è attivo in modo strutturato dal 2022 grazie a una rete territoriale che riunisce i Clown dottori di Ci Ridiamo Sù APS, Officina SocialMeccanica APS, Facciamo Scuola ASD e Crisci Ranni APS, realtà impegnate nell’educazione, nel sociale e nell’inclusione, anche attraverso progettualità condivise come “Labirinti”.

Quest’anno scende in campo anche Ragusa Rugby ASD, per promuovere ascolto, prossimità emotiva e crescita delle relazioni.

Determinante, per la realizzazione della “Partita con mamma e papà 2026”, la sinergia con la Casa circondariale di Ragusa, diretta dal dott. Santo Mortillaro; con l’Area Trattamentale guidata dalla dott.ssa Maria Stella; con l’Area della Polizia Penitenziaria e il Comandante Claudio Iacobelli; e con il Comune di Ragusa, rappresentato dal sindaco Peppe Cassì e dagli Assessorati alla Pubblica Istruzione e ai Servizi Sociali.

«Eventi come questo hanno un valore educativo e affettivo profondo perché restituiscono ai bambini e alle bambine la possibilità di vivere la relazione con i propri genitori in una dimensione più autentica, fatta di presenza, contatto e quotidianità condivisa» dichiara l’assessora ai Servizi Sociali Elvira Adamo.

Le fa eco l’assessora alla Pubblica Istruzione Catia Pasta: «Il gioco è uno strumento educativo potente e naturale. In giornate come questa diventa anche un gesto di comunità, che avvicina e restituisce dignità alle relazioni».

In questa prospettiva, gli istituti penitenziari coinvolti si configurano come luoghi capaci di accogliere non solo la dimensione della pena, ma anche quella della relazione familiare, riconoscendo a minori e genitori il diritto a momenti d’incontro non filtrati unicamente dalla rigidità del colloquio.

«In un contesto come quello penitenziario, il momento dell’incontro assume un significato ancora più intenso – sottolinea la dott.ssa Maria Stella, Capo Area Trattamentale – il contatto, lo sguardo, il sorriso e il gioco diventano strumenti semplici ma potenti di vicinanza. È un evento che ci regala sempre grandi emozioni

«Durante la “Partita con mamma e papà” il gioco diventa cura della relazione – racconta Fabio Ferrito, clown dottore di Ci Ridiamo SùIl valore educativo sta proprio nella possibilità di stare insieme senza filtri, divertendosi e riscoprendo la semplicità del contatto. È un’esperienza che restituisce normalità a ciò che normalmente è sospeso

Giulia Treccosta, referente di Facciamo Scuola ASD, aggiunge: «Questo appuntamento rappresenta un tassello di un cammino più ampio che mette al centro i bambini e il diritto alla relazione affettiva. Attraverso il gioco e il movimento i bambini ritrovano uno spazio di libertà emotiva e relazione autentica

«Il gioco permette di abbattere le distanze e di costruire uno spazio affettivo reale, dove la genitorialità può essere vissuta e riconosciuta anche dentro un contesto complesso come quello detentivo» osserva Cristian Modica, referente di Crisci Ranni APS.

Infine, Luca Tavernese, referente di Ragusa Rugby, evidenzia: «Portare il rugby dentro la casa circondariale significa offrire ai bambini e ai genitori un’esperienza concreta di normalità: correre, passarsi la palla ovale, guardarsi negli occhi e riconoscersi, anche nel momento di gioco, come una famiglia».