Attualità
Il dibattito sul Parco degli Iblei nel Ragusano: i circoli di Legambiente rispondono alle critiche
"Il percorso è partito dal basso, ma troppe volte ha visto l'iter interrotto. Non c'è alcunché da temere"
Le recenti dichiarazioni del senatore Sallemi, dell’on. Assenza e dei vertici Cna hanno riacceso il dibattito sull’istituzione del Parco Nazionale degli Iblei, definita da alcuni come una “decisione calata dall’alto” e bisognosa di “un percorso condiviso con il territorio”. Una lettura che, secondo i circoli ambientalisti iblei, non corrisponde alla realtà dei fatti.
In una nota firmata da Angelo Rinollo (circolo “Il Carrubo” – Ragusa), Alessia Gambuzza (circolo “Kiafura” – Scicli), Anna Alì (circolo “Sikelion” – Ispica) e Giorgio Cavallo (circolo “Melograno” – Modica), si ricorda che il Parco non nasce da un’imposizione esterna, ma da un percorso partecipativo avviato nel 2005, quando si costituì il comitato promotore. Da allora – spiegano – si è svolto un lavoro capillare di coinvolgimento dei territori, delle tre province interessate e dei 32 comuni ricompresi nell’area. Una proposta “dal basso”, che vide protagonisti amministratori locali, esperti, associazioni e cittadini.
I firmatari sottolineano che il Parco rappresenta uno strumento di tutela e valorizzazione di un’area di straordinario pregio naturalistico: 146 mila ettari, con 16 Siti di Interesse Comunitario, molti dei quali oggi Zone Speciali di Conservazione, per un totale di quasi 28 mila ettari distribuiti tra Siracusa, Ragusa e Catania. Un patrimonio di biodiversità unico, che comprende luoghi già noti nel turismo naturalistico europeo come Cava d’Ispica, Cava Grande del Cassibile, Pantalica e le aree montuose del massiccio ibleo.
Secondo i circoli, il percorso verso l’istituzione del Parco è stato più volte rallentato proprio da interessi economici minoritari, contrari alla creazione dell’area protetta. La recente sentenza del Tar – affermano – non ha fatto altro che applicare la normativa, sbloccando un iter già svolto secondo le regole. Per questo giudicano strumentali le richieste di “adeguare meglio il Parco alle esigenze economiche”, interpretandole come tentativi di fermare nuovamente il processo.
La posizione dei circoli è netta: il futuro dell’area iblea deve puntare su un modello di sviluppo sostenibile, in armonia con un ambiente naturale “unico in Italia”. Il Parco, sostengono, può diventare un volano per questo cambiamento, contrastando fenomeni che ancora oggi minacciano il territorio: produzioni agricole inquinanti, sfruttamento dei lavoratori, smaltimento illegale dei rifiuti, cementificazione di coste e campagne, interventi invasivi su alvei fluviali e dune costiere.
Per i firmatari, dichiarazioni come quelle dei rappresentanti politici e delle associazioni di categoria rischiano di difendere modelli superati e dannosi, mentre il Parco rappresenta un’opportunità di crescita, tutela e valorizzazione per l’intero territorio ibleo.