I NUMERI
Sicilia, in 10 anni persi 56mila laureati: l'isola con più emigrati d'Italia
La comunità siciliana all'estero è oggi la più numerosa d'Italia: 844mila persone. I dati Svimez 2026 e l'allarme di Confcommercio Sicilia
Ci sono valigie che non portano al mare. Sono quelle dei laureati che salutano Palermo, Catania, Messina con un volo di sola andata, e quelle - più silenziose - degli ottantenni che le riempiono per raggiungere un figlio a Milano o a Torino, perché in Sicilia un letto in geriatria, certe volte, è più difficile da trovare di un biglietto aereo last minute.
Il rapporto Svimez 2026 mette in fila i numeri di questo doppio esodo: negli ultimi dieci anni l'isola ha perso 56mila laureati, mentre la comunità siciliana all'estero, con 844mila residenti, è oggi la più numerosa d'Italia. Cifre che il presidente regionale di Confcommercio Sicilia, Gianluca Manenti, non esita a definire una "denuncia pesante": «Da vent'anni assistiamo a un'emorragia continua di capitale umano qualificato, e ogni anno che passa la situazione peggiora. Il Mezzogiorno, e la Sicilia in particolare, stanno perdendo il loro futuro pezzo dopo pezzo».
L'élite che la Sicilia ha pagato e altri incassano
Il report, intitolato "Un Paese, due emigrazioni" e presentato in collaborazione con Save the Children, fotografa una trasformazione qualitativa del fenomeno migratorio. A livello nazionale, tra il 2002 e il 2024, quasi 350mila laureati under 35 hanno lasciato il Mezzogiorno per il Centro-Nord, per una perdita netta - sottratti i rientri - di 270mila persone. Ma il dato che più colpisce è un altro: la quota di laureati tra i giovani meridionali diretti verso il Centro-Nord non superava il 20% nel 2002, mentre nel 2024 ha raggiunto quasi il 60%.
Non partono più i disoccupati generici - osserva Manenti - parte l'élite formativa che il territorio ha cresciuto con risorse pubbliche. È come se la Sicilia finanziasse la formazione e altre regioni incassassero il rendimento». Un sospetto confermato dai numeri sulla capacità di trattenimento degli atenei: la Sicilia riesce a trattenere circa il 68,1% dei propri laureati a tre anni dal titolo, mentre il restante 32% prende la via del Nord o dell'estero. E la fuga comincia spesso ancora prima della laurea: Sicilia e Campania rappresentano insieme il 50% dei giovani meridionali che si iscrivono direttamente in atenei del Settentrione.
A spingerli oltre lo Stretto, più che la suggestione, è la matematica dello stipendio. Un laureato siciliano guadagna in media 1.549 euro al mese, contro i 1.793 di un collega piemontese: un gap che, per le donne, si fa voragine, con retribuzioni che non superano i 1.480 euro.
I nonni in valigia, il fallimento che non fa rumore
Se la fuga dei giovani è una storia nota, quella degli anziani è la novità più amara del rapporto. I "nonni in valigia" - gli over 75 che lasciano l'isola per ricongiungersi ai figli emigrati o per accedere a cure che la Sicilia non garantisce più - sono in crescita costante: a livello nazionale, secondo le stime Svimez basate sulla mobilità farmaceutica convenzionata, sono quasi raddoppiati in vent'anni, passando da 96mila a oltre 184mila unità.
«Questo fenomeno - continua Manenti - è il simbolo di un fallimento più ampio: non solo perdiamo i giovani, ma perdiamo anche gli anziani, costretti a spostarsi per avere cure adeguate». Per le casse della Regione il conto è salato: la migrazione sanitaria verso gli ospedali del Centro-Nord costa circa 220 milioni di euro l'anno, un rimborso che la Sicilia versa a chi cura i pazienti che lei stessa non riesce più a curare.
Un conto che la politica non può più rinviare
«Questi numeri - conclude Manenti - sono una denuncia che chiama tutti alla responsabilità: politica, istituzioni, sistema produttivo. La Sicilia non può continuare a essere una terra che forma e poi regala i suoi migliori figli ad altri territori».
Il paradosso, neanche troppo nascosto tra le pagine del rapporto, è che l'isola continua a investire in istruzione e sanità con la stessa generosità con cui un mecenate finanzia un talento che poi firmerà per un altro teatro. Solo che qui non si applaude: si fa la valigia.