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I NUMERI

Sicilia, in 10 anni persi 56mila laureati: l'isola con più emigrati d'Italia

La comunità siciliana all'estero è oggi la più numerosa d'Italia: 844mila persone. I dati Svimez 2026 e l'allarme di Confcommercio Sicilia

23 Giugno 2026, 14:45

14:50

Sicilia, in 10 anni persi 56mila laureati: l'isola con più emigrati d'Italia

Immagine illustrativa generata dall'IA

Ci sono valigie che non portano al mare. Sono quelle dei laureati che salutano Palermo, Catania, Messina con un volo di sola andata, e quelle - più silenziose - degli ottantenni che le riempiono per raggiungere un figlio a Milano o a Torino, perché in Sicilia un letto in geriatria, certe volte, è più difficile da trovare di un biglietto aereo last minute.

Il rapporto Svimez 2026 mette in fila i numeri di questo doppio esodo: negli ultimi dieci anni l'isola ha perso 56mila laureati, mentre la comunità siciliana all'estero, con 844mila residenti, è oggi la più numerosa d'Italia. Cifre che il presidente regionale di Confcommercio Sicilia, Gianluca Manenti, non esita a definire una "denuncia pesante": «Da vent'anni assistiamo a un'emorragia continua di capitale umano qualificato, e ogni anno che passa la situazione peggiora. Il Mezzogiorno, e la Sicilia in particolare, stanno perdendo il loro futuro pezzo dopo pezzo».

L'élite che la Sicilia ha pagato e altri incassano

Il report, intitolato "Un Paese, due emigrazioni" e presentato in collaborazione con Save the Children, fotografa una trasformazione qualitativa del fenomeno migratorio. A livello nazionale, tra il 2002 e il 2024, quasi 350mila laureati under 35 hanno lasciato il Mezzogiorno per il Centro-Nord, per una perdita netta - sottratti i rientri - di 270mila persone. Ma il dato che più colpisce è un altro: la quota di laureati tra i giovani meridionali diretti verso il Centro-Nord non superava il 20% nel 2002, mentre nel 2024 ha raggiunto quasi il 60%.

Non partono più i disoccupati generici - osserva Manenti - parte l'élite formativa che il territorio ha cresciuto con risorse pubbliche. È come se la Sicilia finanziasse la formazione e altre regioni incassassero il rendimento». Un sospetto confermato dai numeri sulla capacità di trattenimento degli atenei: la Sicilia riesce a trattenere circa il 68,1% dei propri laureati a tre anni dal titolo, mentre il restante 32% prende la via del Nord o dell'estero. E la fuga comincia spesso ancora prima della laurea: Sicilia e Campania rappresentano insieme il 50% dei giovani meridionali che si iscrivono direttamente in atenei del Settentrione. 

A spingerli oltre lo Stretto, più che la suggestione, è la matematica dello stipendio. Un laureato siciliano guadagna in media 1.549 euro al mese, contro i 1.793 di un collega piemontese: un gap che, per le donne, si fa voragine, con retribuzioni che non superano i 1.480 euro. 

I nonni in valigia, il fallimento che non fa rumore

Se la fuga dei giovani è una storia nota, quella degli anziani è la novità più amara del rapporto. I "nonni in valigia" - gli over 75 che lasciano l'isola per ricongiungersi ai figli emigrati o per accedere a cure che la Sicilia non garantisce più - sono in crescita costante: a livello nazionale, secondo le stime Svimez basate sulla mobilità farmaceutica convenzionata, sono quasi raddoppiati in vent'anni, passando da 96mila a oltre 184mila unità.

«Questo fenomeno - continua Manenti - è il simbolo di un fallimento più ampio: non solo perdiamo i giovani, ma perdiamo anche gli anziani, costretti a spostarsi per avere cure adeguate». Per le casse della Regione il conto è salato: la migrazione sanitaria verso gli ospedali del Centro-Nord costa circa 220 milioni di euro l'anno, un rimborso che la Sicilia versa a chi cura i pazienti che lei stessa non riesce più a curare.

Un conto che la politica non può più rinviare

«Questi numeri - conclude Manenti - sono una denuncia che chiama tutti alla responsabilità: politica, istituzioni, sistema produttivo. La Sicilia non può continuare a essere una terra che forma e poi regala i suoi migliori figli ad altri territori».

Il paradosso, neanche troppo nascosto tra le pagine del rapporto, è che l'isola continua a investire in istruzione e sanità con la stessa generosità con cui un mecenate finanzia un talento che poi firmerà per un altro teatro. Solo che qui non si applaude: si fa la valigia.