l'evento
Quindici artisti internazionale raccontano le fragilità e le trasformazioni dell’abitare contemporaneo
Sradicamento, memoria precaria e nuove forme di convivenza nella mostra "Domestic Displacement" al Mac di Gibellina
Quindici artisti internazionali raccontano le fragilità e le trasformazioni dell’abitare contemporaneo in “Domestic Displacement”, la grande mostra curata da Giulia Ingarao e Antonio Leone che dal 26 giugno al 27 settembre 2026 occuperà gli spazi del MAC – Museo d’Arte Contemporanea “Ludovico Corrao” di Gibellina, nell’ambito del programma di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026.
In un tempo segnato da migrazioni forzate, identità sospese e confini culturali in continua ridefinizione, la mostra con artisti di rilievo internazionale costruisce una mappa instabile della condizione contemporanea.
Le opere di Anya Gallaccio, Regina José Galindo, Mona Hatoum, Paolo Icaro, William Kentridge, Anna Maria Maiolino, Shirin Neshat, Olu Oguibe, María Magdalena Campos-Pons, Amalia Pica, Mustafa Sabbagh, Santiago Sierra, Holly Stevenson, Zehra Doğan e Akram Zaatari affrontano temi come sradicamento, memoria precaria, diaspora e tensioni politiche globali.
Geografie instabili indaga la trasformazione dei territori e delle mappe simboliche attraverso le ricerche di Mona Hatoum, Akram Zaatari, William Kentridge, Shirin Neshat, Zehra Doğan e Santiago Sierra.
Abitare la dislocazione esplora lo sradicamento come condizione strutturale della contemporaneità, con opere di Mustafa Sabbagh, Regina José Galindo, María Magdalena Campos-Pons e Olu Oguibe.
Forme fragili della coesistenza raccoglie lavori di Holly Stevenson, Amalia Pica, Anna Maria Maiolino, Paolo Icaro e Anya Gallaccio, che riflettono sulla vulnerabilità come spazio possibile di relazione e ascolto.
“Domestic Displacement” propone una lettura corale del displacement non solo come perdita, ma come occasione per ripensare appartenenze, linguaggi e forme di convivenza nel mondo contemporaneo.