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leggenda o verità?

Quando il cellulare ti salva la vita: dentro l'algoritmo che anticipa il sisma (che in Italia non c'è)

Non servono strumenti costosi, i nostri telefoni sono diventati sismografi globali. Ma la tecnologia ha ancora una "zona cieca" fatale. Le spiegazioni dell'INGV

27 Giugno 2026, 18:20

Quando il cellulare ti salva la vita: dentro l'algoritmo che anticipa il sisma  (che in Italia non c'è)

Dopo il devastante terremoto che ha colpito il Venezuela mercoledì scorso sui social è rimbalzata con rapidità la voce di notifiche sismiche arrivate sugli smartphone pochi istanti prima che il suolo iniziasse a scuotersi. Ma è davvero possibile “prevedere” un sisma con il telefono?

La risposta è no e il perché ce lo spiega l'INGV: non si tratta di previsioni, bensì di un allarme trasmesso a evento già in corso. Il meccanismo funziona, ma entro limiti scientifici e tecnici che vanno compresi.

Il principio dei sistemi di allerta rapida dei terremoti (Earthquake Early Warning System, l’allerta rapida EEWS ) è una corsa contro il tempo tra la propagazione delle onde sismiche e la trasmissione dei dati. Quando una faglia si rompe, il processo dura decine di secondi e genera due onde principali: le P, più veloci ma meno distruttive, e le S, più lente e responsabili dei danni maggiori. I sensori più vicini all’epicentro intercettano per prime le onde P; algoritmi dedicati stimano in pochi istanti la magnitudo e diffondono un avviso tramite la rete. Resta tuttavia un compromesso inevitabile: la “zona cieca”, ossia l’area immediatamente sopra la rottura, dove l’intervallo tra l’origine del sisma e l’arrivo delle scosse è troppo breve per garantire un preavviso utile.

Nel caso venezuelano, l’allarme non è stato innescato da una fitta rete di sismometri professionali, ma dagli smartphone Android dei cittadini. La tecnologia sviluppata da Google, oggi attiva in 98 Paesi e potenzialmente in grado di raggiungere 2,5 miliardi di persone, sfrutta i minuscoli accelerometri integrati nei telefoni. Pur essendo meno accurati degli strumenti scientifici, questi sensori sono compensati dal numero: milioni di dispositivi in un’area creano una rete capillare che invia in tempo reale una massa di dati a un centro di elaborazione, da cui parte la notifica (Android Earthquake Alerts).

Ha funzionato davvero in Venezuela? L’efficacia è stata a luci e ombre. L’evento ha mostrato una dinamica complessa: due scosse ravvicinate, di magnitudo 7.2 e 7.5, separate da soli 39 secondi, con la rottura che si è propagata per circa un minuto e mezzo verso est, in direzione di Caracas. Il sistema di Google ha avvisato numerosi utenti prima dell’arrivo delle scosse più intense in aree distanti, come a Curaçao (circa 300 km dall’epicentro) e in località poste a 120 km. Ha però commesso un errore rilevante nella stima iniziale, valutando la magnitudo a 6.2, cioè un’energia circa 90 volte inferiore a quella reale. Nonostante questo limite, il preallarme ha offerto secondi preziosi per allontanarsi da vetri, mettersi in posizione di sicurezza o prepararsi psicologicamente, contribuendo a contenere il panico.

Mentre sistemi analoghi sono in fase di sperimentazione anche in Italia — dove la tecnologia di Google non risulta ancora attiva — gli esperti dell’INGV invitano alla prudenza. Disporre di 10–20 secondi di anticipo non basta se ci si trova in edifici vulnerabili. L’allerta rapida è uno strumento utile di mitigazione, ma la prevenzione autentica passa dall’adeguamento sismico del patrimonio edilizio, che rimane la prima e fondamentale linea di difesa.