il racconto
Gli invisibili del caldo torrido in Sicilia: l'emergenza senzatetto nella morsa del clima
Volontari e Comuni in prima linea tra punti di distribuzione dell'acqua e unità di strada, ma la risposta istituzionale per chi vive ai margini resta frammentata
L’estate non è uguale per tutti. Non è solo la distinzione tra chi può permettersi una vacanza e chi deve rinunciare al mare o a qualche giorno di riposo: per migliaia di persone, la stagione calda è una questione di sopravvivenza.
Accade in Italia, in Sicilia, dove temperature sempre più elevate e ondate di calore ricorrenti stanno trasformando i centri urbani in luoghi ostili per chi non ha una casa.
Secondo una rilevazione Istat condotta quest’anno nelle province di Palermo, Catania e Messina, le persone senza dimora sono 958.
Nel dettaglio, come riportato dall’ANSA: a Palermo, su 611 individui censiti, 429 usufruiscono di una struttura notturna di accoglienza (72 sono donne) e 182 dormono per strada; a Catania, su 218 persone, 140 sono in struttura (33 donne) e 78 vivono all’aperto; a Messina, su 129 totali, 104 trovano riparo in un dormitorio (11 donne) e 25 sono in strada.
Nei centri d’accoglienza, la componente straniera è prevalente: 67,1% a Palermo, 64,3% a Catania e 61,5% a Messina. Oltre il 60% ha tra i 31 e i 60 anni. I giovani tra i 18 e i 30 anni risultano più presenti nel Mezzogiorno e nelle Isole rispetto al resto del Paese: a Catania rappresentano il 39,3%, a Messina il 25%.
Quanto alla capacità di accoglienza, a Palermo sono attive 12 strutture, con una capienza media pari al 43,3%; a Catania le strutture sono anch’esse 12 (capienza media 15,2%); a Messina se ne contano 7 (22,7%).
Tra le persone senza dimora per le quali è stato possibile individuare la sistemazione, quasi la metà si trova in spazi pubblici privi di riparo: a Palermo il 51,4%, a Catania il 61,3%, a Messina la quota più alta, 73,9%.
Le soluzioni più frequenti restano giacigli di fortuna in strada, in aree verdi, parcheggi o edifici abbandonati, in condizioni di scarsa igiene e assenza di sicurezza.
Dai dati emerge l’urgenza di definire piani mirati per migliorare assistenza e soccorso. Il caldo estremo è un rischio concreto: dormire all’aperto significa esporsi per ore al sole, avere difficoltà ad accedere all’acqua potabile e a servizi basilari, non poter contare su ambienti climatizzati e, spesso, convivere con patologie che aumentano il pericolo di colpi di calore e disidratazione.
In questa cornice, “gli invisibili” della stagione calda sono uomini e donne che, mentre le città si svuotano e le spiagge si riempiono di turisti, cercano soltanto un posto dove superare le ore più torride.
Negli ultimi anni la Sicilia ha fronteggiato un costante aumento delle temperature e ondate di calore sempre più frequenti e intense. La Regione ha aderito al Piano nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute, potenziando allerta e monitoraggi. Tuttavia, quando si tratta di persone senza dimora, le risposte risultano ancora frammentarie e affidate in gran parte ai Comuni, al volontariato e al terzo settore.
In diverse città sono attivi punti di distribuzione dell’acqua, servizi di unità di strada, accoglienze notturne e centri diurni climatizzati; le associazioni forniscono cappelli, bottiglie d’acqua e beni essenziali, monitorando le condizioni dei più fragili. A Palermo, nei mesi estivi vengono rafforzate le unità di strada e i servizi di pronto intervento sociale per raggiungere chi vive nei luoghi più esposti alla calura. A Catania sono stati istituiti tavoli di coordinamento tra servizi sociali e sanitari per prevenire le emergenze e garantire assistenza tempestiva. Mense, dormitori e centri diurni spesso prolungano gli orari di apertura per offrire un riparo sicuro nelle ore critiche.
Sul piano strategico, sono stati varati strumenti più ampi come il Piano Regionale per la Lotta alla Povertà 2024-2026 e l’Avviso FPG 2026, dedicati al rafforzamento dei servizi a bassa soglia e dell’assistenza continuativa per le situazioni di grave marginalità. Manca però un piano regionale specifico per i senza fissa dimora durante le ondate di calore: questa la criticità principale.
Gli esperti ricordano che le alte temperature colpiscono soprattutto le persone vulnerabili — anziani, malati cronici, lavoratori esposti e, naturalmente, chi vive per strada. Il Ministero della Salute raccomanda l’attivazione di servizi territoriali e misure di protezione per le categorie più fragili, ma l’attuazione concreta dipende dalle risorse e dall’organizzazione locale.
La povertà abitativa e l’emarginazione sociale diventano così moltiplicatori degli effetti della crisi climatica. Chi non possiede una casa non può proteggersi dal caldo, non ha un luogo dove rifugiarsi e spesso non accede con continuità a cure e assistenza, con il rischio di amplificare disuguaglianze già profonde.
L’estate siciliana celebrata nelle cartoline e nelle campagne turistiche ha dunque un volto meno visibile ma reale: quello di persone che affrontano le stagioni su una panchina, sotto un portico o all’ombra di un albero, avvolte in un cartone; che cercano un bicchiere d’acqua, un letto e un luogo sicuro per trascorrere le ore più calde — o, in inverno, le più fredde.
Il vero indicatore della qualità di una società non sta nel numero dei turisti che attira, ma nella capacità collettiva di proteggere i più fragili. In un’estate che si preannuncia più lunga e rovente, il rischio è che siano proprio “gli invisibili” a pagare il prezzo più alto.