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il caso

Gela, museo archeologico pronto a riaprire: chiesta l'intitolazione a Pietro Orlandini e allarme custodi

Riapertura imminente ma incerta: gestione a rischio per la grave carenza di personale

01 Luglio 2026, 06:34

06:40

Gela, museo archeologico pronto a riaprire: chiesta l'intitolazione a Pietro Orlandini e allarme custodi

Si lavora incessantemente al museo archeologico di Gela per arrivare al giorno della riapertura. Un taglio del nastro, dopo una chiusura di oltre 4 anni per lavori di ristrutturazione più complicati del previsto, che potrebbe avvenire entro questo mese. Ma non c’è ancora ufficialità e l’unico dato certo è che si stanno per avviare le operazioni di sistemazione dei reperti nelle vetrine.

Attorno al museo archeologico che riapre c’è l’attesa pure per un’intitolazione che, nonostante i 68 anni di vita non è mai avvenuta. Un comitato cittadino nel 2022 si è occupato di esprimere indicazioni su una possibile intitolazione ed emerse il nome dell’archeologo Pietro Orlandini che giunse a Gela nel 1952 e per diversi anni si dedicò alle ricerche, storiche ed archeologiche, che portarono alla scoperta di numerosissimi siti e all'approfondimento nelle conoscenze riguardanti la topografia e la vita dell'antica colonia greca. Un grande risultato fu l'inaugurazione, nel 1958, del Museo archeologico regionale che pose fine alla secolare opera di ricerca clandestina nel territorio. Il prof. Nuccio Mulè ha inviato alla Regione una richiesta e un dossier per sostenere l’intitolazione ad Orlandini. Sarebbe il primo museo in Italia dedicato all’archeologo poi docente universitario che tanto si è impegnato per l’archeologia gelese e per quel museo che ora riapre. La decisione spetta alla Regione. Ma la riapertura del museo al momento rappresenta un serio problema dal punto di vista gestionale perché sono pochi i custodi rimasti in servizio e non bastano per coprire i turni di apertura del nuovo museo dei relitti greci e del sito delle mura di Caposoprano.

Da oggi tre dei sei dipendenti ex Asu messi a disposizione del sindaco al parco archeologico di Gela per tamponare la carenza di custodi, torneranno al Comune. Ne resteranno solo tre e la coperta diventerà più corta. L’unico dato positivo è che un custode regionale di ruolo è stato trasferito da Licata a Gela. Per il resto nulla di nuovo rispetto ad un problema sollevato da mesi e su cui la Regione tace.

Dall’assessorato regionale ai Beni culturali guidato dall’esponente di Fratelli d’Italia Francesco Scarpinato non arrivano risposte risolutive ad una situazione altamente precaria con un vuoto a cui si sta mettendo una pezza tramite gli ex Asu forniti dal Comune. Che però non lavorano il sabato e la domenica cioè nei giorni in cui il flusso turistico nei musei e siti archeologici è più alto e bisogna a maggior ragione tenerli aperti.