La storia
Dal trekking più lungo del mondo all’Etna: il viaggio di Luca Terenziani, il camminatore che non si è fermato nemmeno davanti alle malattie
Un viaggio di circa 7.000 chilometri e oltre 350.000 metri di dislivello positivo, tra montagne e piccoli borghi, alla scoperta dell'Italia più autentica
C'è chi affronta un sentiero per un weekend e chi decide di attraversare l'Italia intera, passo dopo passo, senza mai utilizzare alcun mezzo di trasporto. È la sfida di Luca Terenziani, 44 anni, originario di Feltre (Belluno) e residente in Trentino, partito il 18 maggio 2025 dal confine tra Friuli Venezia Giulia e Slovenia con un obiettivo che ha il sapore dell'impresa: percorrere integralmente il Sentiero Italia CAI, il trekking più lungo del mondo.
Una sfida con se stesso
Dopo aver attraversato tutto l'arco alpino, percorrendo quasi 2.900 chilometri e accumulando oltre 151.000 metri di dislivello, nell'ottobre 2025 il cammino si è improvvisamente interrotto in Toscana. Un forte dolore alla schiena si è rivelato essere un edema causato da una spondiloartrite, seconda malattia autoimmune insorta in seguito alla riattivazione della colite ulcerosa, patologia di cui soffre da dodici anni.
Tre mesi di stop a Pontremoli, visite specialistiche e una lunga riabilitazione grazie al sostegno di fisioterapisti e medici specializzati. Ma Terenziani non ha mai pensato di rinunciare.
Già dopo un mese e mezzo aveva ricominciato ad allenarsi, affrontando diversi cammini per recuperare la condizione fisica. Il 31 gennaio 2026 è ripartito esattamente dal punto in cui era stato costretto a fermarsi. Da allora continua il suo viaggio convivendo con due malattie croniche, controllate grazie a una terapia biologica settimanale che riceve ogni mese lungo il percorso.
L'Etna, la variante che valeva il viaggio
Tra le tante tappe affrontate in oltre un anno di cammino, una delle più emozionanti è stata senza dubbio quella siciliana. Dopo aver percorso l'Alta Via dei Monti Lattari, attraversato la Calabria e raggiunto anche le isole di Ischia, Vulcano e Stromboli, Terenziani ha deciso di concedersi una variante del Sentiero Italia per salire sul vulcano attivo più alto d’Europa. Il 25 giugno 2026 ha raggiunto i crateri sommitali dell'Etna, arrivando fino a quota 3.327 metri, nei pressi del Cratere di Nord-Est.
Un'esperienza intensa, resa ancora più suggestiva dalle condizioni meteorologiche difficili. «È stata un'emozione incredibile vedere quei crateri. Peccato solo che il tempo non fosse dei migliori e non mi abbia permesso di ammirare tutto il paesaggio della Sicilia», racconta.
Nei giorni successivi la stanchezza si è fatta sentire. «Ero arrivato a Zafferana con le gambe completamente cotte, senza energie. Ho deciso di fermarmi anche per rifornire i farmaci».
Poi, poche ore dopo, la notizia dell'apertura di una nuova bocca nella Valle del Leone, proprio nell'area attraversata il giorno precedente. Da lì nasce uno dei racconti più simpatici condivisi sui social. «Cara Etna, è stato bello conoscerti. Abbiamo avuto una relazione di pochi giorni... però sei stata proprio una gran stronza! Non mi hai fatto vedere la tua bellissima colata lavica e soprattutto non mi hai fatto conoscere nostra figlia».

Una battuta ironica, nata anche dal fatto che Luca è nato sotto il segno zodiacale del Leone e aveva appena attraversato proprio la Valle del Leone. Il giorno successivo ha comunque completato il giro dell'Etna passando dal versante Est a quello Sud, lungo il bordo della Valle del Bove, uno dei luoghi geologicamente più affascinanti del vulcano. «È stato uno dei passaggi più belli di tutto il cammino». L'eruzione, però, non è riuscito a vederla. «Sarà per la prossima volta».
Il calore e l’affetto della Sicilia
Durante il suo attraversamento dell'isola, Terenziani racconta di aver trovato una straordinaria rete di solidarietà. Un ringraziamento particolare va a Grazia Pitruzzella, guida di media montagna e autrice del volume Sicilia della collana dedicata al Sentiero Italia, che lo ha aiutato nell'organizzazione logistica della consegna dei farmaci e nella salita sull'Etna, oltre al Gruppo Guide Etna Nord, che lo hanno supportato durante questa esperienza, ed il prezioso il contributo della Compagnia dell'Ostello di Mojo Alcantara.
Ma il suo grazie è rivolto a tutti i siciliani. «Ovunque sono passato ho trovato disponibilità e accoglienza. In tutta Italia mi sono sentito a casa, ma al Sud ho trovato davvero una marcia in più».
Sempre a piedi, senza alcuna scorciatoia
Uno degli aspetti che rende unica questa impresa è la sua filosofia. Luca non utilizza alcun mezzo di trasporto. Ogni variante, ogni deviazione e ogni rientro vengono percorsi esclusivamente a piedi, con il tragitto interamente registrato tramite localizzatore satellitare.
Sulle spalle porta uno zaino che pesa mediamente tra i 18 e i 19 chilogrammi, ma durante gli attraversamenti più isolati, come quello imminente dei Nebrodi, supera facilmente i 20 chilogrammi tra acqua, viveri e attrezzatura.
Dietro questa impresa c'è anche una lunga preparazione.
Per oltre un anno e mezzo si è allenato affrontando dodici lunghi cammini italiani, oltre a numerose escursioni giornaliere, sempre con lo stesso peso sulle spalle che oggi trasporta lungo il Sentiero Italia. Prima ancora aveva dedicato quattordici anni all'agonismo tra corsa in montagna e corsa su strada.
Il cammino prosegue
Lasciata l'Etna alle spalle, il viaggio è tutt'altro che concluso. Davanti a lui ci sono ancora i Nebrodi, le Madonie, poi il raggiungimento di Trapani e il traghetto verso la Sardegna.
L'ultimo grande capitolo sarà l'attraversamento dell'isola fino a Santa Teresa di Gallura, ultimi circa 700 chilometri prima di completare un'impresa che entrerà nella storia personale del camminatore veneto. Un viaggio nato per conoscere meglio l'Italia e i suoi abitanti.
«L'Italia è bellissima da Nord a Sud. Ho scoperto piccoli borghi meravigliosi e persone straordinarie ovunque. La montagna è la miglior droga naturale che esista. Ti insegna il rispetto, la pazienza e ti fa stare bene con te stesso».
Al termine del Sentiero Italia, Terenziani sogna di raccogliere tutto il materiale realizzato durante il viaggio in un libro e in un documentario da portare nelle sezioni del CAI, per raccontare un'avventura che va oltre il semplice trekking: un viaggio fatto di fatica, natura, incontri e della determinazione di chi, nemmeno davanti a due malattie autoimmuni, ha mai smesso di camminare.