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La fotografia

Catania, città sempre più povera e svuotata di residenti. Ma piace tanto ai turisti

Nel Documento di programmazione del Comune i numeri di una crisi demografica ed economica che dura da 17 anni E per il prossimo triennio la scommessa per la ripresa sono i visitatori

04 Luglio 2026, 23:58

05 Luglio 2026, 00:00

Catania, città sempre più povera e svuotata di residenti. Ma piace tanto ai turisti

Una città sospesa tra profonde fragilità e spinte, almeno sulla carta, per il rilancio. Questa la fotografia di Catania che emerge dalla bozza del Documento unico di programmazione (Dup), approvata dalla giunta nei giorni scorsi e attesa al voto del Consiglio entro fine luglio. Come sempre il documento è diviso tra una sezione strategica, con dati e ipotesi di azione, e una operativa, che di fatto mette in fila i numeri contabili con la previsione per i tre anni 2027, 2028 e 2029. E si parte dalle cose note, dette tante volte ma che è fondamentale ancora una volta, sottolineare. Il capoluogo etneo conta circa 297mila abitanti, intanto, e gli abitanti sono sempre meno. Il fenomeno della suburbanizzazione iniziato negli anni Settanta ha spostato la popolazione verso la cintura limitrofa, eppure i servizi cittadini sopportano quotidianamente un carico enorme, stimato tra 800mila e 1,3 milioni di utenti, che provengono non solo dalla Città metropolitana. A ciò si aggiunge un progressivo invecchiamento, con un'età media di 45 anni e ben 170 anziani ogni 100 giovani, in un contesto con una leggera prevalenza femminile e una componente straniera vicina al sei per cento.

Dietro questi dati si nasconde una preoccupante fragilità socio-economica. Il Dup evidenzia criticità profonde: la povertà minorile tocca il 28,5%, più del doppio della media nazionale, e ben 14mila nuclei familiari dipendono dall'Assegno di Inclusione. Lo scenario per i giovani è allarmante, con il tasso di Neet al 41,2%, un'occupazione ferma al 16,7% e una dispersione scolastica superiore al 25%. Anche il tessuto produttivo risente della passata recessione, avendo perso diecimila posti nell'edilizia dal 2009. Tuttavia, la zona industriale di Pantano D'Arci mantiene un'ottima vitalità nei settori elettronico e agroalimentare. Il Dup, per la verità, elenca anche quello farmaceutico, in questi giorni alle prese con la crisi proclamata da Pfizer. A trainare l’economia è oggi però per il Comune soprattutto il turismo, che nel 2025 ha registrato oltre 1,7 milioni di presenze. Per sanare i divari, l’amministrazione punta su ingenti investimenti pubblici, come il Pon Metro e il Patto per lo Sviluppo, con l'obiettivo di modernizzare le infrastrutture e promuovere la rigenerazione urbana.

E si passa poi alla programmazione “operativa”, cioè quella finanziaria che descrive la strategia contabile per sostenere questa macchina, che sconta anche un grave problema di carenza di personale, con solo 1600 dipendenti su oltre 3400 da pianta organica. Tra le previsioni di competenza e quelle di cassa emerge uno scostamento significativo: per il 2027 il volume complessivo di competenza è di 1,21 miliardi di euro, che scenderà a 1,16 nel 2028 e a 1,09 nel 2029. Gli incassi effettivi di cassa attesi per il 2027 salgono però a 1,96 miliardi, includendo cinquecento milioni di anticipazioni di tesoreria. Le entrate correnti destinate al funzionamento ordinario caleranno dai 579,5 milioni del 2027 ai 540,5 milioni del 2029. La spina dorsale è costituita dalle entrate tributarie, stabili intorno ai 305 milioni annui. Tra le voci principali spiccano la Tari, stimata in 105,6 milioni all'anno, con come sempre una sottolineatura della necessità di un forte contrasto all'evasione per recuperare circa 8 milioni annui, e l'Imu, che garantirà circa 70 milioni l'anno oltre a 4,5 milioni da recupero evasione. I trasferimenti pubblici caleranno da 187,8 a 154,7 milioni nel triennio, mentre i proventi extratributari, tra multe e canoni, si attesteranno sugli 80 milioni. A questi si sommeranno le entrate in conto capitale, tra cui i fondi Pnrr per i cantieri, pari a 129,9 milioni nel 2027 e in calo a 56,3 milioni nel 2029.

Un ruolo sempre più strategico è rivestito dall'imposta di soggiorno, legata al boom turistico. Il Comune prevede di incassare 5,35 milioni di euro nel 2027 e 5,65 milioni annui nel biennio successivo, un gettito in crescita costante certificata già dal 2023. A determinare l'aumento concorrono le tariffe rideterminate per il 2026, applicate fino a quattro pernottamenti: si va dai 3 euro per i B&B ai 5 euro per gli hotel extralusso. Queste risorse non confluiranno nel bilancio generico, ma sono interamente vincolate per finanziare la manutenzione dei beni culturali, il miglioramento dei servizi pubblici e il sostegno alle attività ricettive, traducendo la crescita turistica in una concreta opportunità di sviluppo per Catania.