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Attualità

Statua di Pennavaria a Ragusa, Schininà: "La destra non usi la storia come alibi"

Il segretario cittadino del Pd interviene dopo la presa di posizione di RiM sulla controversa collocazione dell'opera che raffigura l'ex gerarca fascista

10 Luglio 2026, 18:18

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Il segretario cittadino del Pd di Ragusa Riccardo Schininà

La destra ragusana torna a chiedere la collocazione della statua di Filippo Pennavaria e prova a presentarla come memoria storica. Ma le cose non stanno così”. Lo dichiara Riccardo Schininà, segretario del Circolo di Ragusa del Partito Democratico.

Nessuno vuole cancellare la storia di Ragusa né ignorare il ruolo avuto da Pennavaria – aggiunge il segretario dem – ma studiare una figura storica è una cosa; celebrarla con una statua nello spazio pubblico è tutt’altra. Una statua è un simbolo pubblico, una scelta con cui una comunità decide chi onorare. Riteniamo quindi sbagliato riaprire la strada alla collocazione celebrativa di un gerarca fascista.

Se la statua fosse già collocata e qualcuno ne chiedesse oggi la rimozione, si potrebbe discutere di cancellazione della memoria. Ma qui accade l’opposto: si vorrebbe attribuire adesso un riconoscimento pubblico e monumentale a uno dei protagonisti del momento più buio della storia italiana. Una scelta non neutrale: politica e simbolica”.

La vicenda dell’opera – continua Schininà – dimostra quanto quella statua sia stata controversa. Fu commissionata nel 2001 all’artista locale Giovanni Di Natale, venne realizzata e pagata con soldi pubblici. Avrebbe dovuto essere collocata in piazza Libertà, ma non ha mai lasciato la fonderia. Ne nacque una causa contro il Comune, promossa da Di Natale, assistito dall’avvocato Peppe Cassì, conclusa senza riconoscimenti economici per l’autore e senza obbligo di installazione. Questa è la realtà: non esiste alcun dovere giuridico di collocarla. La scelta è solo politica, culturale e simbolica. Per questo il Partito Democratico ribadisce la propria contrarietà”.

Oggi, nel 2026, cercare nuovamente di celebrare una figura di spicco del peggior fascismo ragusano – conclude – ci sembra assurdo: la storia non si cancella, ma non si trasforma automaticamente in un monumento”.