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Ma davvero l'Ue vuole leggere le nostre chat private? Che cosa è e come funziona il chat control (e perché non abbiamo nulla da temere)
Il Parlamento Ue vota per escludere WhatsApp e Signal dalle scansioni per la ricerca di abusi. Per gli utenti, per ora, non cambia nulla.
Il Parlamento europeo ha appena votato su uno dei dossier più controversi in materia di diritti digitali: il cosiddetto “Chat Control”. La decisione, presa il 9 luglio, rappresenta uno snodo cruciale nel difficile equilibrio tra il contrasto intransigente agli abusi sessuali sui minori e la salvaguardia della riservatezza delle comunicazioni dei cittadini.
“Chat Control” non è la denominazione ufficiale di una legge, bensì un’etichetta coniata dagli oppositori per indicare l’insieme di iniziative europee che introducono la possibilità (e, in prospettiva, l’obbligo) di un controllo automatizzato delle conversazioni private.
Nel dibattito attuale confluiscono due strumenti distinti. Da un lato c’è il “Chat Control 2.0”, proposta strutturale della Commissione europea presentata nel 2022 e tuttora impantanata nel negoziato. Dall’altro il “Chat Control 1.0”, al centro del recente voto: una deroga temporanea alla direttiva ePrivacy, la norma che tutela la confidenzialità delle comunicazioni elettroniche.
Tale eccezione consente alle piattaforme di non rispettare il divieto di “aprire” i messaggi, offrendo loro una base giuridica per scansionare volontariamente chat, email e chiamate via web allo scopo di individuare materiale pedopornografico, senza tuttavia imporre un obbligo in tal senso. I controlli si svolgono in modo automatizzato.
Colossi come Google o Meta impiegano diverse tecniche: il confronto degli hash (una sorta di impronta digitale) per bloccare immagini illegali già catalogate; sistemi di intelligenza artificiale per riconoscere contenuti mai visti prima; persino l’analisi di testi e conversazioni per prevenire tentativi di “grooming”.
Proprio questi ultimi due strumenti sollevano forti perplessità, perché esposti a numerosi falsi positivi: anche foto familiari innocue o scambi di natura medica rischiano di finire, per errore, alla valutazione di moderatori umani.
Cosa cambia per gli utenti? Al momento, niente. Il voto dell’Aula non attiva nuovi filtri, non impone di accettare condizioni d’uso aggiornate e non modifica il funzionamento delle app di uso quotidiano.
Il passaggio politicamente più significativo arrivato da Strasburgo è l’approvazione di un emendamento che esclude in modo categorico dai controlli le comunicazioni su cui “è, è stata o sarà applicata la crittografia end-to-end”. In concreto, i messaggi scambiati su applicazioni come WhatsApp o Signal sono, per ora, intangibili.
Per ispezionarli, le aziende dovrebbero indebolire le chiavi di sicurezza o introdurre vulnerabilità sui dispositivi prima dell’invio. La deroga del “Chat Control 1.0” risulta tecnicamente scaduta il 3 aprile 2026 e le istituzioni europee devono ancora trovare un’intesa. Il testo emendato passa ora al Consiglio dell’Ue, che dispone di tre mesi per recepirlo o avviare una complessa procedura di conciliazione.
Nonostante il vuoto regolatorio, i grandi operatori tecnologici (Google, Meta, Microsoft e Snap) hanno già annunciato l’intenzione di proseguire volontariamente la scansione delle comunicazioni non cifrate.