la storia
Un tesoro di 90 monete d'oro che riscrive la storia di uno dei siti archeologici più importanti della Spagna
Quel ricco ritrovamento per ottant’anni è sembrato una prova decisiva
Un pugno di monete può fondare una città. O distruggerla. A Zorita de los Canes, nella provincia di Guadalajara, è accaduto proprio questo. Per decenni il ritrovamento di 90 monete d’oro è stato trattato come la chiave capace di chiudere una questione aperta: il sito del Cerro de la Oliva sarebbe davvero Recópolis, la città fondata nel 578 dal re visigoto Leovigildo in onore del figlio Recaredo. Oggi, però, quella chiave potrebbe non aprire più nulla.
La nuova miccia è uno studio di Fernando Arce Sainz, archeologo e storico legato al CSIC e alla Biblioteca Tomás Navarro Tomás, pubblicato nel Boletín de Arqueología Medieval nel 2025. Il suo argomento è netto e, per il mondo degli studi sulla tarda antichità iberica, esplosivo: il celebre “tesoro di Recópolis”, attribuito nel 1945 a Juan Cabré, sarebbe un elemento “intruso” nella storia del sito. Il ritrovamento così come è stato raccontato non reggerebbe alla verifica archeologica.
Perché Recópolis conta così tanto
Il peso della controversia si capisce solo ricordando cos’è Recópolis per la storiografia spagnola. I portali culturali della Junta de Comunidades de Castilla-La Mancha la presentano come una fondazione urbana ex novo del 578 d.C., un caso eccezionale per l’Europa altomedievale, concepito in una logica di rappresentazione del potere e di controllo strategico del territorio. Le ricostruzioni più recenti la descrivono come un grande complesso di circa 30 ettari, con palazzo, chiesa palatina, mura monumentali, aree commerciali e laboratori, in un impianto urbanistico che guarda anche ai modelli bizantini.
Inoltre, la narrazione non si ferma al solo momento della fondazione. Le fonti istituzionali castigliano-manche ricordano che il sito conobbe trasformazioni importanti in età islamica e che nel XII secolo l’area fu rioccupata: sotto Alfonso VII vi si installò una piccola comunità cristiana, con una chiesa romanica costruita sopra strutture più antiche.
Il cuore del problema: che cosa raccontò Juan Cabré nel 1945
La versione tradizionale è nota e per lungo tempo è sembrata persino rassicurante nella sua linearità. Il 12 settembre 1945, poco dopo l’avvio della seconda campagna di scavo, Juan Cabré avrebbe rinvenuto 90 monete d’oro in quello che interpretò come il battistero di una chiesa visigota. Il deposito, letto come nascosto in età di Leovigildo, offriva una preziosa ancora cronologica: se quelle monete erano davvero lì, e davvero in quel livello, il sito poteva essere identificato con forza con la Recópolis visigota. Il Museo Arqueológico Nacional conserva ancora il tesoro e le schede della rete CER.es continuano a presentarlo come il “Tesoro de Recópolis”, proveniente dal ritrovamento del 1945.
Lo studio, ripreso dalla stampa spagnola e internazionale, sostiene che l’area in cui Cabré disse di aver trovato le monete appartiene, secondo i dati stratigrafici oggi disponibili, a una costruzione dei secoli XII-XIII, non al VI secolo. Il ricercatore aggiunge che l’archeologo degli anni Quaranta non avrebbe scavato al di sotto del pavimento visigoto originario nel modo richiesto per sostenere quel racconto di rinvenimento. Se così fosse, il tesoro sarebbe stato associato a un luogo e a una fase cronologica non dimostrabili.