il lutto
Ci lascia "John Sununu" di Una pallottola spuntata: Peter Van Norden muore a 75 anni in California
L'attore si è spento dopo aver trascorso una vita a tessere le fila di film e serie televisive iconiche degli anni Ottanta e Novanta con il suo inconfondibile stile
È morto a 75 anni Peter Van Norden, volto familiare del cinema e della televisione statunitensi, uno di quei caratteristi che il pubblico riconosce all’istante pur faticando, talvolta, ad associarlo subito al nome.
Interprete capace di dare ritmo, credibilità e sostanza a un’opera con una battuta calibrata o una postura studiata, apparteneva a quella rara categoria di attori in grado di sostenere un intero racconto restando un passo indietro.
La notizia della scomparsa è stata confermata dalla moglie, Wendy, che gli è rimasta accanto fino all’ultimo in una struttura di cure palliative nel Sud della California. Van Norden si è spento giovedì 9 luglio 2026, dopo aver affrontato diversi problemi di salute.
Il grande pubblico lo ricorderà soprattutto per l’impeccabile tempismo comico in alcuni titoli cult degli anni Ottanta e Novanta.
Memorabile il poliziotto Vinnie Schtulman in Scuola di polizia 2 – Prima missione (1985) e l’ex capo di gabinetto John Sununu in Una pallottola spuntata 2½ – L’odore della paura (1991).
In quest’ultimo ruolo, Van Norden mise in mostra un talento peculiare: incarnare figure istituzionali e autoritarie con un’aura di grottesca verosimiglianza, restando l’ancora “seria” in un mondo che deragliava clamorosamente verso l’assurdo.
Ridurre però una carriera quasi cinquantennale (1975-2025) alla sola commedia sarebbe ingeneroso.
Nato a New York il 16 dicembre 1950, Van Norden era un attore colto e rigoroso, laureatosi magna cum laude alla Colgate University e perfezionatosi alla prestigiosa Neighborhood Playhouse School of the Theatre, dove ha abbracciato il metodo Meisner.
Una formazione solida che gli ha consentito di attraversare con disinvoltura ogni genere. Sul grande e sul piccolo schermo ha preso parte a decine di produzioni, dal dramma Sotto accusa (1988) a serie televisive divenute classiche come Cheers, La signora in giallo e L’ombra dello scorpione, l’adattamento del romanzo di Stephen King.
La televisione è stata per lui una palestra continua, un terreno in cui fare da cerniera tra linguaggi diversi, mettendo la propria affidabilità al servizio di formati eterogenei.
Il palcoscenico è stato tuttavia la sua vera casa artistica. Stimato profondamente dalla comunità teatrale — come ha ricordato anche il figlio, Robert, nell’annuncio pubblico della morte — Van Norden vantava un repertorio vastissimo: dai capolavori shakespeariani (Macbeth, Romeo and Juliet) alla satira politica, fino a diventare il primo interprete americano a vestire i panni del sovrano in King Charles III. La lunga collaborazione con realtà come LA Theatre Works lo ha portato anche in tournée in Cina.
Van Norden non rubava mai la scena: la metteva in equilibrio. In un’industria dello spettacolo che oggi pare inseguire soprattutto il divismo e il protagonismo rumoroso, la sua parabola professionale ci ricorda l’esistenza di un’altra via: quella dell’artigianato puro, in cui si accetta di stare “di lato” per diventare, silenziosamente, indispensabili all’opera.