Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
14 luglio 2026 - Aggiornato alle 01:56
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

cinema

L'Anticristo che ci ha fatto sognare coi dinosauri: la parabola di Sam Neill morto oggi a 78 anni

Ci lascia l'attore che ha saputo dare un'anima ai grandi blockbuster

13 Luglio 2026, 15:19

15:20

L'Anticristo che ci ha fatto sognare coi dinosauri: la parabola di Sam Neill morto oggi a 78 anni

Il cinema si scopre oggi più povero: Sam Neill è morto, lasciando un’eredità capace, come poche altre, di tenere insieme le vette dell’autorialità e la forza dell’industria hollywoodiana. L’annuncio della scomparsa, diffuso dalla famiglia e ripreso in un necrologio di ABC News, è arrivato all’improvviso. Solo pochi mesi fa, nell’aprile 2026, l’attore aveva raccontato con gioia al Guardian di essere “cancer free” al termine di un trattamento sperimentale per un linfoma angioimmunoblastico a cellule T, diagnosticato nel 2022. Durante la malattia, aveva trovato la prospettiva del domani scrivendo l’autobiografia “Did I Ever Tell You This?”, uscita nel 2023. La fine è sopraggiunta rapida, interrompendo quel tanto celebrato “ritorno alla vita”.

La traiettoria artistica di Sam Neill si è distinta sin da subito per una qualità rara: la capacità di rendere credibile l’insicurezza senza mai smarrire il carisma. Dopo gli esordi, il film che lo emancipa dall’etichetta di semplice promessa è My Brilliant Career (1979) di Gillian Armstrong, caposaldo del nuovo cinema australiano. Accanto a Judy Davis, nei panni di un raffinato proprietario terriero, non è un banale contrappunto maschile: incarna una mascolinità romantica, misurata e vulnerabile, inaugurando la sua proverbiale attitudine a “saper stare nel film degli altri senza mai essere accessorio”.

Il salto internazionale e la fuoriuscita definitiva dalla “comfort zone” arrivano nel 1981, quando accetta la sfida di interpretare l’Anticristo adulto in Omen III: The Final Conflict. Qui inventa una recitazione per sottrazione: un male in giacca e cravatta che non ha bisogno di alzare la voce, dove la compostezza diventa minaccia assoluta. Nello stesso periodo, offre due prove opposte e ipnotiche: in Possession (1981) di Andrzej Żuławski si fa corpo esposto a una nevrosi radicale; nella miniserie britannica Reilly, Ace of Spies (1983) adopera un’intelligenza glaciale e seduttiva che lo rende un volto familiare nel Regno Unito. Tra la fine del decennio e l’inizio dei Novanta, la versatilità si amplia ancora: affianca Meryl Streep nel lacerante A Cry in the Dark (1988), attraversa la tensione claustrofobica di Dead Calm (1989) con Nicole Kidman e dona spessore d’autore all’equipaggio del sottomarino sovietico in The Hunt for Red October (1990) accanto a Sean Connery.

La storia del cinema ricorderà per sempre il 1993 di Sam Neill, anno in cui l’attore tocca due poli opposti che ne definiscono la grandezza. Da un lato è Alisdair Stewart in The Piano di Jane Campion (Palma d’Oro a Cannes e 3 Oscar): non un “cattivo” tout court, ma il complesso ritratto di un marito incapace di decifrare il linguaggio emotivo della moglie. Dall’altro c’è la consacrazione planetaria con Jurassic Park sotto la regia di Steven Spielberg. Il paleontologo Alan Grant, da lui descritto come “un vecchio paio di stivali comodi”, è un eroe riluttante: scienziato pragmatico, lontano da pose fumettistiche, trasforma lo stupore infantile per i dinosauri in un senso di rigorosa responsabilità adulta.

Lungi dall’adagiarsi sul successo di Jurassic Park, Neill affronta sfide inattese. Nel 1997 abbraccia il terrore cosmico nei panni del dottor Weir in Event Horizon; nel 1998 veste con deliziosa ironia i panni del Mago Merlino nell’omonima miniserie. Come ha spesso notato la critica, il suo segreto era semplice ma irripetibile: non recitava il genere, ma la persona dentro il genere. Questa qualità gli ha permesso di dominare anche “la lunga età della televisione” recente. Oltre ai ritorni nel franchise dei dinosauri con Jurassic Park III e Jurassic World Dominion, scolpisce figure di autorevolezza intimidatoria come l’ispettore Campbell in Peaky Blinders. Fino all’ultimo resta un interprete radicato nel presente, partecipando alla serie corale di fantascienza Invasion per Apple TV+ e brillando accanto ad Annette Bening nel dramma familiare Apples Never Fall.