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il calcolo

Due milioni di euro al giorno: il tesoro quotidiano che gli studenti universitari "regalano" a Bologna

Oltre dodicimila euro la spesa media annua per ogni ragazzo fuori sede tra caro vita, alimentari e costi per la casa

13 Luglio 2026, 17:49

17:50

Due milioni di euro al giorno: il tesoro quotidiano che l'Alma Mater "regala" a Bologna

Un caffè al bancone, l’abbonamento dell’autobus, la rata mensile per una stanza: azioni quotidiane che, sommate, immettono ogni giorno oltre 2 milioni di euro nel tessuto produttivo dei territori che ospitano l’Università di Bologna.

A quantificarne la portata è il Bilancio di sostenibilità 2026 dell’Ateneo, che per la prima volta misura in modo sistematico l’impatto della popolazione studentesca. I dati tratteggiano l’università non solo come luogo del sapere, ma come una vasta “infrastruttura economica diffusa”, capace di attivare consumi per oltre 808 milioni di euro l’anno: 629 milioni nell’area metropolitana bolognese e 179 milioni ripartiti tra i campus di Cesena, Forlì, Ravenna e Rimini.

Includendo le spese dirette dell’Ateneo, l’effetto complessivo raggiunge 1,2 miliardi, pari al 2,3% del Pil della provincia di Bologna. A sostenere questo indotto è una comunità imponente: l’Alma Mater conta oggi 97.235 iscritti, più di 11.000 dei quali internazionali. Per chi studia lontano da casa, la spesa media supera i 12.400 euro l’anno.

La voce più gravosa — e al centro delle maggiori frizioni — è l’abitazione: tra canone e utenze, uno studente fuorisede spende oltre 5.800 euro all’anno, cifra che a Bologna supera i 6.100 euro, confermando il capoluogo come la sede più costosa rispetto a Rimini (5.300) e Cesena (4.600). A queste uscite si aggiungono circa 2.800 euro per l’alimentazione domestica e 1.800 euro per i pasti fuori.

Anche pendolari e residenti, pur senza l’onere dell’affitto, contribuiscono con spese per trasporti, ristorazione, cultura e tempo libero. Se da un lato l’Ateneo rafforza il proprio richiamo internazionale (+10,4% di studenti stranieri in un anno), dall’altro è il mercato immobiliare a minacciare questo volano economico. I numeri registrano un calo del 13,8% tra i nuovi immatricolati provenienti dal Sud, una flessione che l’Università collega direttamente all’aumento del costo della vita e ai canoni proibitivi nelle città del Nord.