tecnologia
La scure di von der Leyen sui social: «Accesso solo dai 13 anni»
La presidente della Commissione Ue: «I figli li crescono i genitori, non gli algoritmi»
Mentre gli Stati membri si muovono con iniziative diverse sui limiti ai social per i minori, Bruxelles prova a riportare la partita su un piano europeo. L'obiettivo è fissare uno standard comune per la tutela di bambini e adolescenti nello spazio digitale. A partire dall'atteso rapporto del panel di esperti sulla protezione dei minori online voluto dalla presidente Ursula von der Leyen, che oggi ha presentato una serie di linee guida destinate a tradursi, dopo l'estate, in un'iniziativa dell'esecutivo Ue.
La proposta centrale è un divieto a livello europeo di accesso ai social e ad altri servizi digitali considerati a rischio per i minori di 13 anni, consentendone l'uso solo sotto la supervisione dei genitori o per finalità educative. Sopra questa soglia, i Ventisette potranno comunque introdurre limiti più severi.
Il principio è quello di un accesso graduale, calibrato sull'età e sullo sviluppo dei ragazzi, con piattaforme che dovranno dimostrare di essere "safe by design" prima di poter essere usate dai più giovani.
Gli esperti propongono inoltre sistemi efficaci di verifica dell'età, nel rispetto della privacy, e regole comuni contro funzionalità come lo scrolling infinito, l'autoplay e gli algoritmi di raccomandazione.
La proposta si inserisce nel percorso già avviato dalla Commissione con il Digital Services Act, la legge europea concepita per porre fine al far west online, che ha imposto nuovi obblighi per le grandi piattaforme.
Negli ultimi mesi Bruxelles ha contestato in via preliminare a TikTok e Meta di non aver fatto abbastanza per proteggere i minori da design che possono creare dipendenza. Il messaggio del panel va nella stessa direzione. La responsabilità della sicurezza online non può ricadere su famiglie e scuole, ma anzitutto su chi quei servizi li progetta e li mette sul mercato.
"Non ci aspettiamo che i bambini progettino le proprie cinture di sicurezza. Non ci aspettiamo che i genitori installino gli airbag a casa. Lo stesso principio deve valere per le Big tech", ha affermato von der Leyen, sottolineando che "la sicurezza dei bambini deve essere incorporata nella progettazione dei servizi digitali". Per la presidente della Commissione, "sono i genitori a educare i figli, non gli algoritmi predatori".
Bruxelles dispone già di uno degli strumenti destinati a sostenere il nuovo impianto normativo, l'app europea per la verifica dell'età, che, sul modello del certificato Covid, consentirà di dimostrare il possesso dell'età minima richiesta senza condividere altri dati personali. Un tassello destinato a diventare centrale se l'Unione sceglierà di introdurre soglie comuni di accesso.
La spinta politica è sostenuta anche dall'opinione pubblica. Secondo l'Eurobarometro Flash pubblicato oggi, il 63% degli europei è favorevole a regole Ue che limitino l'accesso dei minori ai social in base all'età, mentre cyberbullismo e molestie restano il rischio online più temuto per bambini e adolescenti.
Un tema che ha già spinto alcuni Stati, tra cui Francia, Spagna, Grecia, Danimarca, Austria e Svezia, a introdurre o valutare restrizioni nazionali.
Il rischio per Bruxelles è che si crei un intreccio di lacci e lacciuoli diversi, con livelli di tutela e obblighi differenti per piattaforme e utenti. Una frammentazione che Bruxelles vuole scongiurare, per garantire lo stesso standard in tutta l'Unione e preservare l'integrità del mercato unico digitale.